LA PAROLA DEL GIORNO

Lunedì 8 Febbraio 2016 – Lunedì della V settimana del Tempo Ordinario

Prima Lettura

«Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura.
Ho voluto costruirti una casa eccelsa, un luogo per la tua dimora in eterno».

Dal primo libro dei Re

1Re 8,1-7.9-13

In quei giorni, Salomone convocò presso di sé in assemblea a Gerusalemme gli anziani d’Israele, tutti i capitribù, i prìncipi dei casati degli Israeliti, per fare salire l’arca dell’alleanza del Signore dalla Città di Davide, cioè da Sion. Si radunarono presso il re Salomone tutti gli Israeliti nel mese di Etanìm, cioè il settimo mese, durante la festa.
Quando furono giunti tutti gli anziani d’Israele, i sacerdoti sollevarono l’arca e fecero salire l’arca del Signore, con la tenda del convegno e con tutti gli oggetti sacri che erano nella tenda; li facevano salire i sacerdoti e i levìti. Il re Salomone e tutta la comunità d’Israele, convenuta presso di lui, immolavano davanti all’arca pecore e giovenchi, che non si potevano contare né si potevano calcolare per la quantità.
I sacerdoti introdussero l’arca dell’alleanza del Signore al suo posto nel sacrario del tempio, nel Santo dei Santi, sotto le ali dei cherubini. Difatti i cherubini stendevano le ali sul luogo dell’arca; i cherubini, cioè, proteggevano l’arca e le sue stanghe dall’alto. Nell’arca non c’era nulla se non le due tavole di pietra, che vi aveva deposto Mosè sull’Oreb, dove il Signore aveva concluso l’alleanza con gli Israeliti quando uscirono dalla terra d’Egitto.
Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riempì il tempio del Signore, e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore. Allora Salomone disse:
«Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura.
Ho voluto costruirti una casa eccelsa, un luogo per la tua dimora in eterno».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale
Sal 131

R. Sorgi, Signore, tu e l’arca della tua potenza

Ecco, abbiamo saputo che era in Èfrata,
l’abbiamo trovata nei campi di Iàar.
Entriamo nella sua dimora,
prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi. R.

Sorgi, Signore, verso il luogo del tuo riposo,
tu e l’arca della tua potenza.
I tuoi sacerdoti si rivestano di giustizia
ed esultino i tuoi fedeli.
Per amore di Davide, tuo servo,
non respingere il volto del tuo consacrato. R.

Vangelo

«e quanti lo toccavano venivano salvati».

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,53-56

salvati

immagine dal sito www.nondisolopane.it

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

Parola del Signore

Commento al Vangelo di oggi: ( dal sito:
http://www.nondisolopane.it/il-vangelo-del-giorno-lunedi-09-febbraio/ )

“Appena scesi dalla barca, la gente lo riconobbe,…” Sono seduto sul ciglio di un sentiero che conduce al mio piccolo paesello. Ho appena letto il brano del Vangelo dove la gente riconosce Gesù , accorre, portano i loro malati. In questo tramonto invernale dove si accendono, giù, lontano, le luci delle case e in cielo i primi bagliori delle stelle, una domanda si fa largo tra le miei nebbie interiori: “Perché faccio tanta fatica a riconoscere la presenza di Dio; perché stento a correre da Lui; cosa mi trattiene? Perché non stendo la mia mano e non tocco un lembo del suo mantello?”
Ad illuminarmi è un altro brano del Vangelo, quello di Luca, dove Gesù entra nella Sinagoga di Nazareth ma i suoi concittadini lo rifiutano e lo vogliono gettare da un precipizio. Anch’io sono proprio come gli abitanti della piccola città dove è nato il Signore. E’ mio compaesano Gesù, lo conosco. Fin da quando ero piccino mi hanno parlato di Lui, mi hanno raccontato i suoi insegnamenti, le sue parabole, i miracoli compiuti. Anzi, sono suo familiare! Infatti, con il battesimo, non siamo diventati figli di Dio, non siamo entrati a far parte della famiglia del Signore?

Mentre percorro il freddo sentiero che mi conduce verso casa, mentre la sera, con la sua oscurità, avvinghia gli alberi del bosco, questa verità diventa sempre più chiara. Si può abitare nella stessa casa, vivere gomito a gomito con una persona ma essere lontani, non essere in sintonia con chi ci vive accanto. Si può abitare nella casa del Padre, ma essere così lontani dal suo cuore, dai suoi sentimenti. La gente del brano evangelico corre da Gesù perché è povera, ammalata, bisognosa. Il Signore lo conoscono solo per sentito dire. Per loro Gesù è perenne novità. Il loro cuore è pieno di speranza. Apro la porta, sono tornato a casa. Ho imparato tante cose in questo tramonto invernale. Con Gesù nulla è scontato! Se voglio correre da Lui, devo imparare a rispettarlo come l’Altro, come perenne novità. Guai ad incatenarlo, a rinchiuderlo in polverosi scaffali dove le definizioni e le precisazioni si accavallano come le nubi del cielo. Guai. Lui è una Persona, non un pensiero; Gesù è amore non un arido e gravoso precetto. Quante cose si imparano su un freddo sentiero, in un banale tramonto invernale.

Martedì 2 Febbraio 2016 – Presentazione del Signore

Prima Lettura
Dal libro del profeta Malachìa
Ml 3,1-4

Così dice il Signore Dio:
«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti.
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai.
Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia.
Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».

Parola di Dio

Oppure:
Dalla lettera agli Ebrei
Eb 2,14-18

Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.
Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale
Sal 23 (24)

R. Vieni, Signore, nel tuo tempio santo

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria. R.

Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia. R.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria. R.

Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria. R.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,22-40

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.

Parola del Signore

Forma breve
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 2,22-32

 immagine dal sito: http://www.servizioliturgico.it/festa-della-presentazione-del-signore-al-tempio/

Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore.
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».

Parola del Signore

Commento dal sito: http://www.servizioliturgico.it/festa-della-presentazione-del-signore-al-tempio/ :

Nella liturgia romana, la festa della Presentazione del Signore si colloca idealmente alla fine delle celebrazioni natalizie e prelude a quelle pasquali. Infatti nella presentazione al tempio Gesù è offerto e si offre come vittima sacrificale al Padre, offerta che si consumerà sulla Croce. Come ricorda la prima lettura alternativa della Messa, Cristo è veramente sacerdote nell’offrire se stesso per i peccati del popolo: “sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo”.

Dopo il Vaticano II, la festa del 2 febbraio, pur recuperando il suo primario significato cristologico, ha conservato la connotazione mariana da secoli acquisita Infatti in questo mistero, Maria ha un ruolo rilevante: la Madre offre il Figlio e insieme è offerta al Padre dal Figlio, secondo l’economia nuova della croce redentrice. In ossequio alla legge di Mosè, ogni primogenito ebreo è chiamato “santo”, cioè proprietà del Signore e a lui consacrato quale geloso possesso. Eventualmente può essere riscattato con un’offerta sacrificale (cf. Es 13,2.12.15, brano letto nell’Ufficio delle letture della Liturgia delle Ore; cf. anche Lv 12,2-6.8; 5,11). Gesù è offerto a Dio, come primogenito, e riscattato con l’offerta dei poveri. La lettura evangelica della Messa, oltre a sottolineare l’osservanza della legge da parte di Giuseppe e Maria, indica la città santa di Gerusalemme come punto di partenza della salvezza portata da Gesù. I due vecchi, Simeone e Anna, che hanno incontrato Gesù nel tempio, rappresentano il popolo di Dio in attesa della salvezza promessa. Come si dice all’inizio della benedizione delle candele, Gesù “veniva incontro al suo popolo, che
l’attendeva nella fede”. Perciò in Oriente, ma anche poi in un primo tempo in Occidente, la festività è stata chiamata Ypapanté (= Incontro). Il prefazio della Messa riprende questa tradizione quando, tra l’altro, afferma: “E noi esultanti andiamo incontro al Salvatore…” Anche il Discorso di San Sofronio, riportato dall’Ufficio delle letture del giorno si esprime in modo simile: “Noi tutti che celebriamo e veneriamo con intima partecipazione il mistero dell’incontro del Signore, corriamo e muoviamoci insieme in fervore di spirito incontro a lui… “

In realtà, nella legge ebraica la presentazione “al tempio” non era richiesta. San Luca ha riunito e utilizzato in modo originale i precetti biblici per seguire un suo particolare disegno, che la liturgia del 2 febbraio mette in evidenza anche con altri testi. Nel salmo responsoriale, in un crescendo di grande potenza sonora, le porte del tempio sono invitate a spalancarsi, sollevando i loro frontoni e i loro archi per accogliere il Re della Gloria che entra nel suo tempio. Il tempio è anche evocato nel brano del profeta Malachia, proposto come prima lettura della Messa: il profeta annuncia l’arrivo di un messaggero di Dio che entra nel tempio e attraverso un giudizio purificatorio, rappresentato dai due simboli del fuoco del fonditore e della liscivia dei lavandai, prepara un sacerdozio puro destinato a offrire a Dio l’oblazione pura e santa di Giuda e di Gerusalemme. La liturgia odierna vede in questo messaggero di Dio che entra nel tempio per purificarlo, la presentazione di Gesù al tempio di Gerusalemme e la purificazione di sua madre Maria in ossequio alla legge mosaica. Ma la Madre va al tempio soprattutto per associarsi all’offerta di suo Figlio. Maria e Giuseppe, presentando il Bambino, riconoscono che Gesù è “proprietà” di Dio ed entra nel piano dell’attuazione del disegno divino perché è salvezza e “luce per tutti i popoli”. Il simbolismo della luce, simbolismo sia natalizio che pasquale, è espresso in modo particolare dal rito della benedizione delle candele e dalla processione che precede la celebrazione eucaristica.

 

Lunedì 1 Febbraio 2016 – Lunedì della IV settimana del Tempo Ordinario

Protagonisti “negativi” del Vangelo di oggi sono i Geraseni che pensano di più ai propri interessi economici che al bene reale e spirituale degli uomini, al punto che per loro hanno più importanza dei porci che un uomo!

Queste le letture di oggi.

Prima Lettura
Dal secondo libro di Samuèle
2Sam 15,13-14.30; 16,5-13a

immagine tratta dal sito: http://www.conmaria.it/Bibbia_illustrata/09samuele/2Samuele_Assalonne.htm

 

In quei giorni, arrivò un informatore da Davide e disse: «Il cuore degli Israeliti è con Assalonne». Allora Davide disse a tutti i suoi servi che erano con lui a Gerusalemme: «Alzatevi, fuggiamo; altrimenti nessuno di noi scamperà dalle mani di Assalonne. Partite in fretta, perché non si affretti lui a raggiungerci e faccia cadere su di noi la rovina e passi la città a fil di spada».
Davide saliva l’erta degli Ulivi, saliva piangendo e camminava con il capo coperto e a piedi scalzi; tutta la gente che era con lui aveva il capo coperto e, salendo, piangeva.
Quando poi il re Davide fu giunto a Bacurìm, ecco uscire di là un uomo della famiglia della casa di Saul, chiamato Simei, figlio di Ghera.  Egli usciva imprecando e gettava sassi contro Davide e contro tutti i servi del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti i prodi stavano alla sua destra e alla sua sinistra. Così diceva Simei, maledicendo Davide: «Vattene, vattene, sanguinario, malvagio! Il Signore ha fatto ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale regni; il Signore ha messo il regno nelle mani di Assalonne, tuo figlio, ed eccoti nella tua rovina, perché sei un sanguinario».
Allora Abisài, figlio di Seruià, disse al re: «Perché questo cane morto dovrà maledire il re, mio signore? Lascia che io vada e gli tagli la testa!». Ma il re rispose: «Che ho io in comune con voi, figli di Seruià? Se maledice, è perché il Signore gli ha detto: “Maledici Davide!”. E chi potrà dire: “Perché fai così?”».
Poi Davide disse ad Abisài e a tutti i suoi servi: «Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: e allora, questo Beniaminita, lasciatelo maledire, poiché glielo ha ordinato il Signore. Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi».
Davide e la sua gente continuarono il cammino.

Parola di Dio

Assalonne fu un personaggio biblico, terzo figlio di Re Davide. Davide lo aveva allontanato dalla sua corte in seguito al fratricidio del fratellastro  Amnon, primo figlio di Davide, che aveva fatto violenza a sua sorella Tamàr. In seguito,aveva congiurato contro il padre, proclamandosi re, costringendo alla fuga Davide (Salmo 3) e insediandosi a Gerusalemme, affiancato da Achitofel, che era già stato consigliere dello stesso Davide. Fu poi sconfitto e ucciso da Ioab, luogotenente del re.

In questo passo del secondo libro di Samuele si manifestano in modo già abbastanza evidente, le conseguenze delle colpe e dei peccati di Davide. Il re viene spodestato e costretto alla fuga dal suo terzo figlio. Viene poi maledetto da uno sconosciuto,  Simei, figlio di Ghera, “appartenente alla famiglia della casa di Saul. In altre circostanze, Davide non avrebbe esitato ad uccidere o a far uccidere l’uomo, ma in questa occasione il re intuisce che proprio in quelle offese e in quegli insulti dello sconosciuto si manifestava la voce di Dio che lo rimproverava per le sue colpe. Davide sa che il Signore si serve degli uomini per parlare ad altri uomini, anche per rimproverarli e per ricondurli sul giusto cammino. In questa prospettiva legge la ribellione di suo figlio contro di lui e le stesse offese di quell’uomo. Così, ad Abisai che avrebbe voluto uccidere l’uomo che insultava il re, Davide rispose:  «Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: e allora, questo Beniaminita, lasciatelo maledire, poiché glielo ha ordinato il Signore. Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi».

Davide, dunque, mostra umiltà e contrizione nei confronti di Dio, sperando nel suo perdono e in una sua seconda benedizione.

Il significato profondo di questo passo sta, forse, proprio nel saper comprendere il valore “di salvezza” di “croci” e di sofferenze che spesso accompagnano la nostra vita quotidiana. E, magari, piuttosto che atteggiarci a “vittima degli altri”, potremmo fare un profondo esame di coscienza dentro di noi e pensare di più al valore “cairotico” di determinati avvenimenti.

 

Salmo Responsoriale
Sal 3

R. Sorgi, Signore! Salvami, Dio mio!

Signore, quanti sono i miei avversari!
Molti contro di me insorgono.
Molti dicono della mia vita:
«Per lui non c’è salvezza in Dio!».  Rit.

Ma tu sei mio scudo, Signore,
sei la mia gloria e tieni alta la mia testa.
A gran voce grido al Signore
ed egli mi risponde dalla sua santa montagna.  Rit.

Io mi corico, mi addormento e mi risveglio:
il Signore mi sostiene.
Non temo la folla numerosa
che intorno a me si è accampata.   Rit.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 5,1-20

L’indemoniato di Gerasa guarito da Gesù. Immagine da: https://it.wikipedia.org/wiki/Legione_(demone)

 

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

Parola del Signore

Potremmo vivere noi giorno e notte tra le tombe di un cimitero? Se anche lo facessimo ci troveremmo a disagio, saremmo aggressivi con noi stessi e con gli altri, perché non siamo fatti per vivere in luoghi di morte, di paura e di solitudine, ma in case e stanze dove si può entrare e uscire, spazzare via la polvere, stare sui balconi a stendere i panni ed innaffiare fiori, illuminare ed essere illuminati, ascoltare voci, sentire profumi, ritrovare affetti cari e rinnovati ogni giorno. Ecco che nel vangelo si parla di un indemoniato, così è etichettato da tutti in paese, costretto a gridare la sua disperazione a causa di una forza superiore lui, ma quando Gesù arriva a Gerasa tutto cambia. Non solo egli va incontro al “Figlio di Dio Altissimo” ma, dopo il suo intervento, riacquista le sembianze tipiche di ogni uomo, pacificando se stesso e gli altri. Che bella cosa la pace nel cuore! È già un anticipo di paradiso. È ritrovare la pienezza della vita stessa e farne una festa da annunciare, come sottolinea Paolo Squizzato: “Per la mia felicità, perché la festa possa rinnovarsi nella mia vita, perché l’amore possa tornare a scorrere nelle mie vene e fare di questa mia vita una festa, mi viene chiesto semplicemente di vivere e in pienezza. Di riempire di vita la mia esistenza attuale, che sia di pietra, fredda come un cadavere e vuota come un sepolcro, sbagliata come una cosa morta e infangata come straccio di strada; riempirla sino all’orlo, sino a farla tracimare. Non importa che questa mia vita sia grande come una botte o minuscola come un ditale. Ognuno ha la vita che ha (e non che si merita), l’importante è viverla, chicchessia e tanto meno a sterili quanto inutili sensi di colpa”. (dal sito: http://www.nondisolopane.it/commento-al-vangelo-del-giorno-01-febbraio-esci-spirito-impuro-da-questuomo/).

Gesù a Gerasa, oggi Jerash, in Giordania, a 30 km da Amman, compie un esorcismo liberando un uomo da numerosi spiriti che erano entrati in lui. Gli spiriti lo abbandonano ed entrano in una mandria di maiali che si buttano nel lago. I Geraseni che avevano assistito alla scena, arrabbiati per la perdita di molti maiali, ma, soprattutto, intimoriti da Gesù e dalla sua potenza, spinti da mediocrità ed egoismo, gli chiedono di andarsene via di lì. In loro gli interessi economici (legati alla perdita dei maiali) prevalgono sulla fede e sul senso di umanità che aveva, invece, indotto Gesù a guarire un uomo consentendo agli spiriti di entrare nei maiali. Per Gesù, dunque, la guarigione di un solo uomo è molto più importante di “duemila porci”. Ma i Geraseni non comprendono questo messaggio e guardano di più ai propri interessi materiali ed economici che non all’importanza della liberazione dell’uomo dal peccato e dalle conseguenze che esso produce. 

Unico testimone del miracolo di Gesù e del suo amore per gli uomini è proprio l’indemoniato guarito e liberato dal male. A lui il Signore dice: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Grazie alla sua testimonianza, i Geraseni potranno comprendere che forse la salvezza di un uomo vale più di tante ricchezze e di tanti interessi economici. 

Una domanda sorge spontanea: quanti “Geraseni” oggi si nascondono tra di noi, in chi ci governa e in chi regge le sorti economiche, sociali e politiche del nostro Paese e del nostro Pianeta? Fino a quando si continuerà a far prevalere l’interesse economico e materiale sul bene primario di ogni singolo uomo?  Ci saranno anche oggi dei “testimoni” che potranno far comprendere quelle che sono le giuste priorità e i giusti valori?

Venerdì 29 Gennaio 2016 – Venerdì della III settimana del Tempo Ordinario

Prima Lettura
Dal secondo libro di Samuèle
2Sam 11,1-4a.5-10a.13-17

immagine tratta dal sito http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2010/10/104626.html

All’inizio dell’anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a compiere devastazioni contro gli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme.
Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Urìa l’Ittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla.
La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: «Sono incinta». Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Urìa l’Ittita». Ioab mandò Urìa da Davide. Arrivato Urìa, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. Poi Davide disse a Urìa: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Urìa uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. Ma Urìa dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. La cosa fu riferita a Davide: «Urìa non è sceso a casa sua».
Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Urìa uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua.
La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Urìa. Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Urìa sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». Allora Ioab, che assediava la città, pose Urìa nel luogo dove sapeva che c’erano uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Urìa l’Ittita.

Parola di Dio

Davide, nonostante la sua “amicizia con Dio”, si lascia andare a gesti colpevoli e si macchia addirittura di un assassinio. Egli, per mascherare l’adulterio, fa in modo che un uomo leale e fedele, come Uria, venga ucciso. Si serve del suo potere per peccare gravemente contro un uomo e contro Dio. E ciò accade anche se Davide è uomo gradito a Dio. Egli è, come affermato da Papa Francesco, “santo, ma anche peccatore”. E, in virtù del fatto che ha esercitato il suo potere per peccare, diventa anche un “corrotto”. 

Anche noi rischiamo di fare gli stessi errori, soprattutto quando, sentendoci troppo forti e sicuri di noi, dimentichiamo quella che dovrebbe essere la nostra comune vocazione alla santità, per macchiarci di colpe più o meno gravi.

Il nostro percorso potrebbe non essere, dunque, così diverso dall’esperienza di Davide: pur potendo contare sull’amicizia di Dio, che mai ci abbandona, rischiamo di cadere nella tentazione, allontanandoci sempre di più dal percorso che Dio ha voluto tracciare per noi.  Così, anziché seguire e percorrere il cammino che Egli ha riservato a ciascuno di noi, preferiamo ad esso strade, forse meno faticose, ma certamente più insidiose e pericolose.

Salmo Responsoriale

Salmo Responsoriale
Sal 50

R. Perdonaci Signore: abbiamo peccato

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. Rit.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. Rit.

Così sei giusto nella tua sentenza,
sei retto nel tuo giudizio.
Ecco, nella colpa io sono nato,
nel peccato mi ha concepito mia madre. Rit.

Fammi sentire gioia e letizia:
esulteranno le ossa che hai spezzato.
Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe. Rit.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4,26-34

«Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce».
immagine dal sito http://www.cercarelafede.it/2015/06/il-granello-di-senape-2/
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore

Diversamente dal Davide della pagina odierna della Prima lettura, possiamo incamminarci per il giusto sentiero, raggiungendo il campo che il Signore ha preparato per noi. Quel campo è il “Regno di Dio”, è la sua Parola che ciascuno di noi deve diffondere e promuovere, facendola germogliare e crescere, proprio come fa il contadino che getta il seme sul terreno. La sua attesa deve essere come la nostra attesa, all’insegna “della silenziosa fiducia e della serena pazienza di Dio”. Dobbiamo solo gettare il seme nel terreno: anche il più piccolo granello di senape può crescere e dare grande frutto.  

Se noi siamo pronti a ciò, allora la Parola potrà crescere come il granello di senape (…) e potrà adempiere al suo compito di rappresentarci il Regno di Dio. (…) Un Regno sicuramente più grande di ogni regno che possa esserci sulla terra” (Adrienne von Speyr).

Giovedì 28 Gennaio 2016 – San Tommaso D’Aquino

Prima Lettura
Dal secondo libro di Samuèle
2Sam 7,18-19.24-29

Dopo che Natan gli ebbe parlato, il re Davide andò a presentarsi davanti al Signore e disse: «Chi sono io, Signore Dio, e che cos’è la mia casa, perché tu mi abbia condotto fin qui? E questo è parso ancora poca cosa ai tuoi occhi, Signore Dio: tu hai parlato anche della casa del tuo servo per un lontano avvenire: e questa è legge per l’uomo, Signore Dio! Hai stabilito il tuo popolo Israele come popolo tuo per sempre, e tu, Signore, sei diventato Dio per loro.
Ora, Signore Dio, la parola che hai pronunciato sul tuo servo e sulla sua casa confermala per sempre e fa’ come hai detto. Il tuo nome sia magnificato per sempre così: “Il Signore degli eserciti è il Dio d’Israele!”. La casa del tuo servo Davide sia dunque stabile davanti a te! Poiché tu, Signore degli eserciti, Dio d’Israele, hai rivelato questo al tuo servo e gli hai detto: “Io ti edificherò una casa!”. Perciò il tuo servo ha trovato l’ardire di rivolgerti questa preghiera.
Ora, Signore Dio, tu sei Dio, le tue parole sono verità. Hai fatto al tuo servo queste belle promesse. Dégnati dunque di benedire ora la casa del tuo servo, perché sia sempre dinanzi a te! Poiché tu, Signore Dio, hai parlato e per la tua benedizione la casa del tuo servo è benedetta per sempre!».

Salmo Responsoriale
Sal 131

R. Il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre

Ricordati, Signore, di Davide,
di tutte le sue fatiche,
quando giurò al Signore
al Potente di Giacobbe fece voto.  Rit.

“Non entrerò nella tenda in cui abito,
non mi stenderò sul letto del mio riposo,
non concederò sonno ai miei occhi
nè riposo alle mie palpebre,
finchè non avrò trovato un luogo per il Signore,
una dimora per il Potente di Giacobbe”.   Rit.

Il Signore ha giurato a Davide,
promessa da cui non torna indietro:
“Il frutto delle tue viscere
io metterò sul tuo trono!   Rit.

Se i tuoi figli osserveranno la mia alleanza
e i precetti che insegnerò loro,
anche i loro figli per sempre
siederanno sul tuo trono”.   Rit.

Sì, il Signore ha scelto Sion,
l’ha voluta per sua residenza:
“Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre:
qui risiederò, perchè l’ho voluto”.   Rit.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4,21-25

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: “Viene forse la lampada per essere messa sotto il moggio o sotto il letto? O non invece per essere messa sul candelabro? Non vi è infatti nulla di segreto che non debba essere manifestato e nulla di nascosto che non debba essere messo in luce. Se uno ha orecchi per ascoltare, ascolti!”.
Diceva loro: “Fate attenzione a quello che ascoltate. Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più. Perchè a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha”.

 

Martedì 26 Gennaio 2016 – Santi Timoteo e Tito

immagine dal sito: http://parrocchiasanpaolo.altervista.org/vita-di-san-paolo/

Prima Lettura
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2Tm 1,1-8

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te.
Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.

Oppure:

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito
Tt 1,1-5

Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per portare alla fede quelli che Dio ha scelto e per far conoscere la verità, che è conforme a un’autentica religiosità, nella speranza della vita eterna – promessa fin dai secoli eterni da Dio, il quale non mente, e manifestata al tempo stabilito nella sua parola mediante la predicazione, a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore -, a Tito, mio vero figlio nella medesima fede: grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro salvatore.
Per questo ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine in quello che rimane da fare e stabilisca alcuni presbiteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato.

Paolo chiede ai suoi preziosi collaboratori, Timoteo e Tito, di vivere con coraggio e in pienezza di fede la loro missione di annunciare il Vangelo, pregando per gli altri, insegnando e testimoniando con il loro esempio la Parola. 
Salmo Responsoriale
Sal 95 (96)

R. Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome. R.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome. R.

Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine. R.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,1-9

“La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai”

immagine tratta dal sito: http://www.cercarelafede.it/category/vangelo-della-domenica/operai-nella-messe/

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Nel Vangelo ritorna il tema della prima lettura: “la messe è abbondante e gli operai sono pochi”. Non a torto, il Vangelo di Gesù potrebbe essere definito una “Logoterapia”. Esso, infatti, è l’annuncio e la testimonianza del Logos in stretta correlazione con la “terapia”, cioè con la venerazione, attraverso la fede. 

È una Parola che guarisce, facendo riscoprire la giusta dimensione della vita umana e conducendo, così, alla salvezza. 

Tutti possono essere come Timoteo e Tito, operai della messe del Signore. 

Ci vogliono grande entusiasmo, un semplice cenno di disponibilità, sobrietà e coraggio: il Signore dice: “Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada”.

La “missione” dei settantadue nasce da un “incontro” che li spinge “avanti”. Ma che valore contiene questo “avanti”? In un sito dei Giovani Dehoniani ho trovato scritto: “Avanti per ricordare la salvezza avvenuta e donata in Gesù. Avanti per non perdere la speranza nella vita. Avanti non per conquistare qualcuno, ma per lasciarsi accogliere e accogliere la fatica di ogni “malato”. Avanti per portare in dote a tutti il Padre che ci ama in Gesù, il cuore del Padre”. Certo, c’è molta fragilità nel nostro andare avanti, tuttavia se Gesù ci invia è perché un messaggio buono sta anche in noi. Poi lui arriva e dà il senso della completezza. (citazione dal sito http://www.nondisolopane.it/commento-al-vangelo-del-giorno-26-gennaio-agnelli-mezzo-ai-lupi-2/).

Lunedì 25 gennaio

CONVERSIONE DI SAN PAOLO

Caravaggio, Conversione di San Paolo, 1600-1601, Roma, Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo

Prima Lettura
Dagli atti degli Apostoli
At 22,3-16

In quei giorni, Paolo disse al popolo:
«Io sono un Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia, ma educato in questa città, formato alla scuola di Gamalièle nell’osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. Io perseguitai a morte questa Via, incatenando e mettendo in carcere uomini e donne, come può darmi testimonianza anche il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro avevo anche ricevuto lettere per i fratelli e mi recai a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che stanno là, perché fossero puniti.
Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando a Damasco, verso mezzogiorno, all’improvviso una grande luce dal cielo sfolgorò attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?”. Io risposi: “Chi sei, o Signore?”. Mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perséguiti”. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. Io dissi allora: “Che devo fare, Signore?”. E il Signore mi disse: “Àlzati e prosegui verso Damasco; là ti verrà detto tutto quello che è stabilito che tu faccia”. E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni giunsi a Damasco.
Un certo Ananìa, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei là residenti, venne da me, mi si accostò e disse: “Saulo, fratello, torna a vedere!”. E in quell’istante lo vidi. Egli soggiunse: “Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora, perché aspetti? Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome”».

oppure:

Dagli Atti degli Apostoli
At 9,1-22

In quei giorni, Saulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Saulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.
C’era a Damasco un discepolo di nome Ananìa. Il Signore in una visione gli disse: «Ananìa!». Rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Su, va’ nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco, sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Ananìa, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista». Rispose Ananìa: «Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». Ma il Signore gli disse: «Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».
Allora Ananìa andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Saulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono.
Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio. E tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: «Non è lui che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocavano questo nome ed era venuto qui precisamente per condurli in catene ai capi dei sacerdoti?».
Saulo frattanto si rinfrancava sempre di più e gettava confusione tra i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo.

Salmo Responsoriale
Sal 116/117

R. Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.

Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode. Rit.

Perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura per sempre. Rit.
Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 16,15-18

In quel tempo, (Gesù apparve agli Undici) e disse loro:
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

 

Domenica 24 gennaio

III domenica del tempo ordinario

San Francesco di Sales

PRIMA LETTURA (Ne 8,2-4a.5-6.8-10)

«Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!»

Dal sito: http://percorsoirc.blogspot.it/2014/11/un-nuovo-regno-e-nuovi-dominatori.html

Dal libro di Neemia
In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.
Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza.
Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.
I levìti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura.
Neemìa, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.
Poi Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».

Siamo nel periodo del ritorno di una parte degli Ebrei in patria, dopo l’esilio babilonese. Esdra, sacerdote e scriba, ebbe dal re di Persia Artaserse I, nel 458, il permesso di tornare nel paese a Gerusalemme con un nuovo gruppo di esuli, per restaurare la Legge e l’Alleanza con Dio.  Neemia, governatore del re Artaserse I, rinsaldò economicamente e socialmente il popolo.  Sotto l’egida di Esdra e Nemia ci fu anche la ricostruzione del Tempio. 

Esdra, nel giorno consacrato al Signore, invita il suo popolo a deporre il lutto e a festeggiare con carni grasse e vini dolci e a trovare forza nella gioia del Signore.

 

SALMO RESPONSORIALE  (Dal Salmo 18)
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.

SECONDA LETTURA (1Cor 12,12-30)
«noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo»
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato?
Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?

Tutti siamo membra vive di un unico corpo. Questo corpo è la Chiesa, formata dalla la comunità dei fedeli che ha il suo Capo in Cristo.

Al suo interno ciascuno può svolgere. Ognuno ha la sua funzione, il suo servizio da svolgere per il Signore, guardando all’ “oggi di Dio”, in umiltà e dedizione.
Alleluia, alleluia. (Lc. 4,18)
Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione.
Alleluia.

Vangelo (Lc 1,1-4; 4,14-21)
«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato»
+ Dal Vangelo secondo Luca
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

Dal sito http://www.umanesimocristiano.org/it/details-articles/non-disprezzare-il-profeta-/25796788/

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

In Gesù, Verbo Incarnato, si compie la Scrittura. In Lui l’Antica Alleanza diventa Nuova Alleanza, fondata sul progetto di liberazione e di salvezza per tutti gli uomini.

 

Venerdì 22 gennaio 2016

San Vincenzo, diacono e martire

Prima Lettura
Dal primo libro di Samuèle
1Sam 24,3-21

«Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché è il consacrato del Signore»

«Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male».

(da http://www.conmaria.it/Bibbia_illustrata/09samuele/Samuele_Davide.htm)

In quei giorni, Saul scelse tremila uomini valorosi in tutto Israele e partì alla ricerca di Davide e dei suoi uomini di fronte alle Rocce dei Caprioli. Arrivò ai recinti delle greggi lungo la strada, ove c’era una caverna. Saul vi entrò per coprire i suoi piedi, mentre Davide e i suoi uomini se ne stavano in fondo alla caverna. Gli uomini di Davide gli dissero: «Ecco il giorno in cui il Signore ti dice: “Vedi, pongo nelle tue mani il tuo nemico: trattalo come vuoi”». Davide si alzò e tagliò un lembo del mantello di Saul, senza farsene accorgere. Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore per aver tagliato un lembo del mantello di Saul. Poi disse ai suoi uomini: «Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché è il consacrato del Signore». Davide a stento dissuase con le parole i suoi uomini e non permise loro che si avventassero contro Saul. Saul uscì dalla caverna e tornò sulla via. Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: «O re, mio signore!». Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. Davide disse a Saul: «Perché ascolti la voce di chi dice: “Ecco, Davide cerca il tuo male”? Ecco, in questo giorno i tuoi occhi hanno visto che il Signore ti aveva messo oggi nelle mie mani nella caverna; mi si diceva di ucciderti, ma ho avuto pietà di te e ho detto: “Non stenderò le mani sul mio signore, perché egli è il consacrato del Signore”. Guarda, padre mio, guarda il lembo del tuo mantello nella mia mano: quando ho staccato questo lembo dal tuo mantello nella caverna, non ti ho ucciso. Riconosci dunque e vedi che non c’è in me alcun male né ribellione, né ho peccato contro di te; invece tu vai insidiando la mia vita per sopprimerla. Sia giudice il Signore tra me e te e mi faccia giustizia il Signore nei tuoi confronti; ma la mia mano non sarà mai contro di te. Come dice il proverbio antico: “Dai malvagi esce il male, ma la mia mano non sarà contro di te”. Contro chi è uscito il re d’Israele? Chi insegui? Un cane morto, una pulce. Il Signore sia arbitro e giudice tra me e te, veda e difenda la mia causa e mi liberi dalla tua mano». Quando Davide ebbe finito di rivolgere a Saul queste parole, Saul disse: «È questa la tua voce, Davide, figlio mio?». Saul alzò la voce e pianse. Poi continuò rivolto a Davide: «Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male. Oggi mi hai dimostrato che agisci bene con me e che il Signore mi aveva abbandonato nelle tue mani e tu non mi hai ucciso. Quando mai uno trova il suo nemico e lo lascia andare sulla buona strada? Il Signore ti ricompensi per quanto hai fatto a me oggi. Ora, ecco, sono persuaso che certamente regnerai e che sarà saldo nelle tue mani il regno d’Israele».

In Davide il desiderio di vendetta è messo a tacere dal rispetto che egli ha per il consacrato Saul, colui che era stato scelto da Dio. Ne ha rispetto nonostante che Saul avesse cercato di fargli del male. 

Salmo Responsoriale
Sal 56

Rit: Pietà di me, o Dio, pietà di me.
Oppure: A te mi affido: salvami, Signore.

Pietà di me, pietà di me, o Dio,
in te si rifugia l’anima mia;
all’ombra delle tue ali mi rifugio
finché l’insidia sia passata.

Invocherò Dio, l’Altissimo,
Dio che fa tutto per me.
Mandi dal cielo a salvarmi,
confonda chi vuole inghiottirmi;
Dio mandi il suo amore e la sua fedeltà.

Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.
Grande fino ai cieli è il tuo amore
e fino alle nubi la tua fedeltà.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 3,13-19

Ne costituì Dodici –  che chiamò apostoli – , perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.

(immagine tratta da: http://www.parrocchiabanzano.it/2015/07/10/domenica-12-luglio-2015-gesu-chiamo-i-dodici-e-linvio-a-due-a-due/)

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici –  che chiamò apostoli – , perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Gesù chiama quelli che vuole che stiano con lui e sceglie superando e sconvolgendo ogni logica umana, guardando non ciò che siamo, i titoli o la bravura che abbiamo, ma ciò che, con l’aiuto della grazia divina, possiamo essere. Così, ha scelto “i dodici” e li ha chiamati ad essere con lui, ricostituendo, così, anche l’unità dei 12 figli di Giacobbe e delle 12 tribù di Israele. La missione loro affidata è quella di andare a “predicare con il potere di scacciare i demòni”, ad annunciare la Parola e la salvezza.

Dodici persone diverse tra loro, ma rese unite, costituite in vera e propria comunità dalla chiamata del Signore e dalla missione loro affidata.

Giovedì 21 Gennaio 2016 – Sant’Agnese martire

 

Il Signore, quando sceglie qualcuno, non guarda a ciò che egli è, ma a ciò che egli può fare e può diventare

 Davide e Gionata (http://it.goodsalt.com/details/stdas0212.html)

Prima Lettura
Dal primo libro di Samuèle
1Sam 18,6-9; 19,1-7

(«il Signore ha concesso una grande salvezza a tutto Israele»)

In quei giorni, mentre Davide tornava dall’uccisione del Filisteo, uscirono le donne da tutte le città d’Israele a cantare e a danzare incontro al re Saul, accompagnandosi con i tamburelli, con grida di gioia e con sistri. Le donne cantavano danzando e dicevano: «Ha ucciso Saul i suoi mille e Davide i suoi diecimila». Saul ne fu molto irritato e gli parvero cattive quelle parole. Diceva: «Hanno dato a Davide diecimila, a me ne hanno dati mille. Non gli manca altro che il regno». Così da quel giorno in poi Saul guardava sospettoso Davide. Saul comunicò a Giònata, suo figlio, e ai suoi ministri di voler uccidere Davide. Ma Giònata, figlio di Saul, nutriva grande affetto per Davide. Giònata informò Davide dicendo: «Saul, mio padre, cerca di ucciderti. Sta’ in guardia domani, sta’ al riparo e nasconditi. Io uscirò e starò al fianco di mio padre nella campagna dove sarai tu e parlerò in tuo favore a mio padre. Ciò che vedrò te lo farò sapere». Giònata parlò dunque a Saul, suo padre, in favore di Davide e gli disse: «Non pecchi il re contro il suo servo, contro Davide, che non ha peccato contro di te, che anzi ha fatto cose belle per te. Egli ha esposto la vita, quando abbatté il Filisteo, e il Signore ha concesso una grande salvezza a tutto Israele. Hai visto e hai gioito. Dunque, perché pecchi contro un innocente, uccidendo Davide senza motivo?». Saul ascoltò la voce di Giònata e giurò: «Per la vita del Signore, non morirà!». Giònata chiamò Davide e gli riferì questo colloquio. Poi Giònata introdusse presso Saul Davide, che rimase alla sua presenza come prima.

Salmo Responsoriale
Sal 55

Rit: In Dio confido, non avrò timore.

Pietà di me, o Dio, perché un uomo mi perseguita,
un aggressore tutto il giorno mi opprime.
Tutto il giorno mi perseguitano i miei nemici,
numerosi sono quelli che dall’alto mi combattono. R.

I passi del mio vagare tu li hai contati,
nel tuo otre raccogli le mie lacrime:
non sono forse scritte nel tuo libro?
Allora si ritireranno i miei nemici,
nel giorno in cui ti avrò invocato. R.

Questo io so: che Dio è per me.
In Dio, di cui lodo la parola,
nel Signore, di cui lodo la parola. R.

In Dio confido, non avrò timore:
che cosa potrà farmi un uomo?
Manterrò, o Dio, i voti che ti ho fatto:
ti renderò azioni di grazie. R.
Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 3,7-12

(Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!»)

#Vangelo: Si gettavano su di lui per toccarlo
In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui. Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo. Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

La Parola di oggi, martedì 19 gennaio

Attraverso Samuele, Dio sceglie Davide

(immagine tratta da http://www.preghiereagesuemaria.it/bambini/la%20forza%20di%20sansone.htm)

L’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore. Il Signore chiama Davide, il più piccolo dei figli di Iesse, e questi si rende disponibile a seguirne la volontà e “lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi”.

Prima Lettura
Dal primo libro di Samuèle
1Sam 16,1-13a

In quei giorni, il Signore disse a Samuèle: «Fino a quando piangerai su Saul, mentre io l’ho ripudiato perché non regni su Israele? Riempi d’olio il tuo corno e parti. Ti mando da Iesse il Betlemmita, perché mi sono scelto tra i suoi figli un re». Samuèle rispose: «Come posso andare? Saul lo verrà a sapere e mi ucciderà». Il Signore soggiunse: «Prenderai con te una giovenca e dirai: “Sono venuto per sacrificare al Signore”. Inviterai quindi Iesse al sacrificio. Allora io ti farò conoscere quello che dovrai fare e ungerai per me colui che io ti dirò».
Samuèle fece quello che il Signore gli aveva comandato e venne a Betlemme; gli anziani della città gli vennero incontro trepidanti e gli chiesero: «È pacifica la tua venuta?». Rispose: «È pacifica. Sono venuto per sacrificare al Signore. Santificatevi, poi venite con me al sacrificio». Fece santificare anche Iesse e i suoi figli e li invitò al sacrificio.
Quando furono entrati, egli vide Eliàb e disse: «Certo, davanti al Signore sta il suo consacrato!». Il Signore replicò a Samuèle: «Non guardare al suo aspetto né alla sua alta statura. Io l’ho scartato, perché non conta quel che vede l’uomo: infatti l’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore». Iesse chiamò Abinadàb e lo presentò a Samuèle, ma questi disse: «Nemmeno costui il Signore ha scelto». Iesse fece passare Sammà e quegli disse: «Nemmeno costui il Signore ha scelto». Iesse fece passare davanti a Samuèle i suoi sette figli e Samuèle ripeté a Iesse: «Il Signore non ha scelto nessuno di questi». Samuèle chiese a Iesse: «Sono qui tutti i giovani?». Rispose Iesse: «Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge». Samuèle disse a Iesse: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che egli sia venuto qui». Lo mandò a chiamare e lo fece venire. Era fulvo, con begli occhi e bello di aspetto. Disse il Signore: «Àlzati e ungilo: è lui!».
Samuèle prese il corno dell’olio e lo unse in mezzo ai suoi fratelli, e lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi.

Salmo Responsoriale
Sal 88

R. Ho trovato Davide, mio servo.

Un tempo parlasti in visione ai tuoi fedeli, dicendo:
«Ho portato aiuto a un prode,
ho esaltato un eletto tra il mio popolo. Rit.

Ho trovato Davide, mio servo,
con il mio santo olio l’ho consacrato;
la mia mano è il suo sostegno,
il mio braccio è la sua forza. Rit.

Egli mi invocherà: “Tu sei mio padre,
mio Dio e roccia della mia salvezza”.
Io farò di lui il mio primogenito,
il più alto fra i re della terra». Rit.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 2,23-28

(immagine tratta da https://www.pinterest.com/pin/373798837795617724/)

In quel tempo, di sabato Gesù passava tra i campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. I farisei gli dicevano: ” Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?”. Ed egli rispose loro: ” Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!”. E diceva loro: “Il sabato è stato fatto per l’uomo  e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato”.

Nel tempo nuovo delle nozze occorre andare oltre le vecchie categorie di “lecito” e “illecito”. Già ai tempi di Davide, il Signore aveva fatto capire che le regole sono state fatte per l’uomo e non viceversa.  

La legge è stata concepita per far vivere meglio l’uomo e non per soffocarne la dignità. La Legge mosaica non viene abolita, ma, anzi, completata e umanizzata.

La Parola di oggi, lunedì 18 gennaio 2016

 

SAMUELE  ASCOLTA LA CHIAMATA DI DIO E GLI MANIFESTA LA SUA DISPONIBILITÀ  A SEGUIRE E AD ANNUNCIARE LA SUA PAROLA.

(foto tratta dal sito http://www.qumran2.net/indice.php?c=disegni&immagine=5963)

L’obbedienza vale più del sacrificio.

“Obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è meglio del grasso degli arieti. (…)

Poiché hai rigettato la parola del Signore, egli ti ha rigettato come re”.

Nessuno può cucire “un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio”; nessuno può versare ” vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!”.

(Immagine tratta da: http://www.santamariaallafonte.it/blog/?p=1260)

PRIMA LETTURA (1Sam 15,16-23)
Dal primo libro di Samuele
In quei giorni, Samuèle disse a Saul: «Lascia che ti annunci ciò che il Signore mi ha detto questa notte». E Saul gli disse: «Parla!». Samuèle continuò: «Non sei tu capo delle tribù d’Israele, benché piccolo ai tuoi stessi occhi? Il Signore non ti ha forse unto re d’Israele? Il Signore ti aveva mandato per una spedizione e aveva detto: “Va’, vota allo sterminio quei peccatori di Amaleciti, combattili finché non li avrai distrutti”. Perché dunque non hai ascoltato la voce del Signore e ti sei attaccato al bottino e hai fatto il male agli occhi del Signore?».
Saul insisté con Samuèle: «Ma io ho obbedito alla parola del Signore, ho fatto la spedizione che il Signore mi ha ordinato, ho condotto Agag, re di Amalèk, e ho sterminato gli Amaleciti. Il popolo poi ha preso dal bottino bestiame minuto e grosso, primizie di ciò che è votato allo sterminio, per sacrificare al Signore, tuo Dio, a Gàlgala».
Samuèle esclamò: «Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l’obbedienza alla voce del Signore? Ecco, obbedire è meglio del sacrificio, essere docili è meglio del grasso degli arieti. Sì, peccato di divinazione è la ribellione, e colpa e terafìm l’ostinazione. Poiché hai rigettato la parola del Signore, egli ti ha rigettato come re».

SALMO RESPONSORIALE (S. 49)
A chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio.
«Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici,
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.
Non prenderò vitelli dalla tua casa
né capri dai tuoi ovili».
A chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio.
«Perché vai ripetendo i miei decreti
e hai sempre in bocca la mia alleanza,
tu che hai in odio la disciplina
e le mie parole ti getti alle spalle?
A chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio.
Hai fatto questo e io dovrei tacere?
Forse credevi che io fossi come te!
Ti rimprovero: pongo davanti a te la mia accusa.
Chi offre la lode in sacrificio, questi mi onora;
a chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio».
A chi cammina per la retta via mostrerò la salvezza di Dio.

CANTO AL VANGELO (Eb 4,12)
Alleluia, alleluia.
La parola di Dio è viva ed efficace,
discerne i sentimenti e i pensieri del cuore.
Alleluia.

VANGELO (Mc 2,18-22)
Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

La risposta che Gesù dà ai Farisei è ancora una volta fondata sulla novità dei tempi che Egli vuole portare. Tempi nuovi, non  più caratterizzati da paure, ma dall’amore incondizionato dello “Sposo” per l’intera umanità.

Dall’Omelia Padri Silvestrini, cfr. http://www.laparola.it/laparoladioggi.php:

“È ormai in atto il tempo nuovo, il tempo delle nozze, il tempo della gioia e della festa, circostanze che non si conciliano più con il digiuno e con il lutto. «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro?». Soltanto se privati di questa gioia, inizierà il tempo del lutto e del digiuno. La novità del Cristo è totale e sconvolgente, non è assolutamente da paragonare ad un rattoppo sul vecchio e sul passato. Il vino è un vino nuovo, è quel vino, prima sorbito da Cristo come calice amaro e poi offerto a noi come bevanda di salvezza. «Verranno tempi…» – dice però il Signore. È una velata allusione alla sua morte, alla passione sua e del mondo, al «già e non ancora», che crea la perenne ansia di una pienezza che ci sfugge”

 

L’attesa è finita e, con essa, è terminato il periodo del lutto.  Il Messia è arrivato: è arrivato il tempo della gioia e delle nozze con Gesù come sposo.

Questi nuovi tempi ci impongono di cambiare totalmente e di assaggiare “vino nuovo in otri nuovi”, facendo della gioia e dell’amore fraterno il cardine della vita.

Chi, come Saul, non mette in pratica la Parola, si allontana dalla grazia di Dio e rischia di escludersi dal Suo piano di salvezza e di amore.

parola del giorno2

Il primo dei segni di Gesù: l’acqua per le abluzioni mutata in vino, cioè nel “simbolo che sintetizza tutti i doni ” di Dio ad Israele. Attraverso questo segno, Gesù “manifestò la sua gloria e i discepoli credettero in lui”. L’antica Alleanza si rinnova in Cristo e nel progetto salvifico di Dio.

Domenica 17 Gennaio 2016:

Prima Lettura

Dal libro del profeta Isaia (62,1-5)

Per amore di Sion non tacerò,
per amore di Gerusalemme non mi concederò riposo,
finché non sorga come aurora la sua giustizia
e la sua salvezza non risplenda come lampada.
Allora le genti vedranno la tua giustizia,
tutti i re la tua gloria;
sarai chiamata con un nome nuovo,
che la bocca del Signore indicherà.
Sarai una magnifica corona nella mano del Signore,
un diadema regale nella palma del tuo Dio.
Nessuno ti chiamerà più Abbandonata,
né la tua terra sarà più detta Devastata,
ma sarai chiamata Mia Gioia
e la tua terra Sposata,
perché il Signore troverà in te la sua delizia
e la tua terra avrà uno sposo.
Sì, come un giovane sposa una vergine,
così ti sposeranno i tuoi figli;
come gioisce lo sposo per la sposa,
così il tuo Dio gioirà per te.

Salmo responsoriale (95/96.1-3.7-10)

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.

Annunziate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo ai popoli narrate la sua gloria,
a tutte le nazioni dite le sue meraviglie.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.

Prostratevi al Signore nel suo atrio santo. Tremi davanti a lui tutta la terra.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: “Il Signore regna!”.
Egli giudica i popoli con rettitudine.

Seconda Lettura

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (12, 4-11)

Fratelli, vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti.
A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue.
Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.

 

Alleluia, alleluia

Dio ci ha chiamati mediante il Vangelo, per entrare in possesso della gloria del Signore nostro Gesù Cristo.

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (2,1-11)

In quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

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