Dal convento delle Stimmate al mondo – recensione di Stanislao Cuozzo

dalle stimmate

MICHELE CURTO

DAL CONVENTO DELLE STIMMATE AL MONDO

Storia della Congregazione degli Stimmatini fondata da

San Gaspare Bertoni

Edizioni Cantagalli – Siena

E’ molto facile presentare un libro, conoscendone l’autore e avendone seguito la gestazione con vivo interesse, passo, passo? Sì? No? Forse?

Non è mai facile, ma è gradevole e gratificante, perché il lavoro di cui si parla è un inno alla Provvidenza e lodare Dio nelle opere dell’uomo è come aggiungere (se ciò fosse possibile e Dio ne mancasse in pienezza) un pizzico di gloria alla sua infinità. Ogni opera dell’uomo dovrebbe essere sempre e solo diretta alla lode e al ringraziamento. Nessun vanto umano. Nessuna lode rivolta all’autore, se non alla sua umiltà nel compiere un lavoro di ricerca di fonti, di vaglio delle stesse, di testimonianze affidabili e cucire con garbo e con tatto, con esatta intelligenza e scrupolosa coscienza, affinché la verità non sia turbata da nèi o da ambiguità. Il suo scrivere è pienamente evangelico: Sì, sì. No, no.

Lo stile è piano, gradevole e godibile. Non risultano mai pagine di retorica sterile e vuota, pur prestandosi l’argomento a tirate di questo genere. La verità non ama l’enfasi.

Non mi si venga a dire che si tratta di un lavoro per una cerchia ristretta di persone, per una comunità religiosa, la quale abbia inteso registrare le opere del suo fondatore, dei suoi seguaci, ed esaltarne le meraviglie. Essendo questa la storia di persone esemplari sul piano umano e cristiano, il suo valore trascende la particolarità e si estende a tutti e tutti possono sentirsi inclini e disposti a imitare e calcare quelle orme, che segnano la via maestra. Ogni uomo ha il dovere di fare risplendere in sé e davanti ai suoi fratelli l’immagine divina di cui porta il sigillo eterno.

In quest’opera l’autore ci mostra lo scorrere di tanti personaggi sul palcoscenico della vita e la lunga teoria di azioni che compiono con retta intenzione e “dignitosa coscienza e netta”. Un “picciol fallo” diventava sempre “amaro morso” per uomini così bramosi di obbedire al comando divino: “Siate santi, perché io lo sono”. (Lev.,20,7). Essi hanno dato calore e colore alla loro vita, vivendola con intensità e con gioia profonda, anche nelle più dure difficoltà.

Non è bello fare il riassunto dell’opera. Va letta. Ma mi piace invitare il lettore a gustare alcune pagine particolari per densità, carica emotiva per le azioni e la grande forza morale dei protagonisti, che si stagliano come esempi di grazia e di adesione pure in situazioni di gravissimo pericolo.  Il granello di senape, proprio come annuncia il Signore, se curato e custodito, cresce e la virtù che rappresenta, la fede, continua a spostare le montagne. Ma per una più esatta comprensione del senso di ogni pagina e, soprattutto, per intuire la vera intenzione, seminata in ogni pagina  dall’autore e che ne fonda il vero merito, mi piace riandare a quanto scritto sulla santità da un autore francese, Jean Mountanier. Scopriremo in che cosa, realmente, consista l’autentica santità, che tutti dovremmo attingere, perché ogni battezzato è segnato dal sigillo di Dio, entra nel suo gaudio e non può che essere santo.

Ma ascoltiamo il Mountanier.

CIO’ CHE RESTA NELLA PENNA

Jean Mountanier, Come attraverso il fuoco, trad, it. S.E.I.

La vita dei santi, la vera vita, non è stata, non sarà mai pubblicata. Vivo, quanto a me, a distanze incommensurabili dalla santità e, tuttavia, so discernere molto bene ciò che, in queste vite così ben presentate al pubblico, resta nella penna…

Il metodo è conosciuto. Potrebbe essere differente? Bisognerebbe che lo fosse. Si sfogliano documenti. Si raccolgono dei gesti e si fabbrica un santo. E’ necessario che sia mortificato, pio, obbediente. E lo sarà perché, infatti, lo è stato. Ciò non è una menzogna. Tutto prende armoniosamente il suo posto. Si dichiara: “Noi abbiamo ragione! E’ un santo, d’altronde!”

E, richiudendo il libro, il lettore deve riconoscere: “Tutto cammina bene!”.

Tutto ha camminato così che se quel santo ritornasse nel mondo, riderebbe come, a memoria d’un santo, nessun santo ha riso mai! Odo il nostro santo resuscitato! Parlerebbe senza ambagi!

“Come siete ingenui! Vi sentite soddisfatti di un nonnulla! Certo, ho dormito sulle tavole, digiunai un po’ più del normale, ho persino obbedito al mio vescovo, conservando, più di quanto voi date ad intender, la libertà della mia schiettezza nei suoi riguardi. Ho anche pregato molto. La mia santità? Con corde ben solide l’avete legata a questi gesti.

Soltanto vi avverto che quando giunsi dinanzi a Dio, l’immagine si presentò sotto una luce diversa e, prima di giudicarmi, mi si è lasciato tutto il tempo di osservare il mio vero ritratto. Ho cercato di servirmi del vostro libro e gli angeli, passandoselo l’un l’altro, si sono allegramente divertiti. Non contiene troppe, troppe menzogne, nemmeno una scritta con piena consapevolezza, ma come raccontate male e scrivete di traverso! Infine (voi non c’entrate affatto in ciò!) sono stato ammesso, è vero, nella compagnia dei santi.

Trascorrerò la mia eternità a stabilire i veri motivi. Comincio pian pianino a comprendere che fu perché, in un determinato momento della mia esistenza terrestre, in quell’enorme silenzio che si stabiliva in me, quando cercavo la mia anima e quando la prendevo nelle mie due mani, pesante com’era e troppo aderente al mio corpo, ho avuto il coraggio di non mentire Chi lo sapeva? Chi l’avrebbe potuto sapere? Tutto ciò avveniva dentro di me, di giorno e di notte, in questo gorgo di luce e d’ombra che si chiama la mia anima, nei momenti precisi (molto numerosi), in cui spingevo  quest’anima per le spalle e le dicevo: “Eh! Attenzione! In questa direzione!

Un corpo è pesante e opaco e recalcitrante. Si dice che sia lui che guarda tutto. E l’anima?…La credete così malleabile e docile? Mille volte, mille volte ho lanciato la mia anima (ed il mio cuore con essa) verso le stelle. Non vi trovavano la loro orbita! Ricadevano! Li risollevavo! Li rilanciavo! Non si tratta di un gioco! Non si tratta affatto di un riposo! E’ inconcepibile il lavoro e lo sforzo che ciò esige! In certi giorni, questo esercizio mi spossava completamente! Titubavo. Che un uomo titubi, è naturale. Era naturale, dunque, anche in me, ed avete visto un legame tra le mie titubanze ed i miei digiuni, tra la mia stanchezza e le mie notti bianche! Sì! Ve lo ripeto, avete detto la verità. Ma in realtà, quand’io titubavo, era perché quest’anima e questo cuore mi ricadevano sulle spalle e perché li soppesavo come un mugnaio il suo sacco. Far sanguinare la propria pelle è doloroso ed è facile, è spettacolare, lascia delle tracce, attira l’attenzione. Quando mi presentai dinanzi a Dio, gli angeli inquisitori (che cattiva parola!) non hanno scritto un libro su questo argomento. Hanno cercato di sapere (e sono maligni) se il far sanguinare la mia pelle significava sì o no che io lanciavo la mia anima e il mio cuore verso le stelle e che li mantenevo lì, allorché non potevano fare a meno di morire e tremavano di paura.

Un corpo! Un corpo! Insistete solo su questo capitolo! Un corpo, vi si mette del tempo, ma si riesce, con l’amore o con la forza, a disciplinarlo! I tedeschi conoscevano bene il metodo: pane cattivo e secco (centocinquanta grammi al giorno) ed acqua del rubinetto. Dopo una settimana, non c’è più bisogno di sentinelle. Nessuno ha la più piccola velleità di evadere. Ma, per divenire santo, ciò non basta. Per cinque anni milioni di uomini non hanno avuto che qualche centinaio di calorie al giorno, e non tutti i giorni e, alla fine, credetemi, non ce ne fu uno su mille che, a causa della sua magrezza, abbia accettato più facilmente Dio!

La cosa più dura, per divenire un santo, è abituare la propria anima alla vertigine, il proprio cuore alla nausea, a tutto quello che in noi non si vede, al nulla, ascoltate, capìtelo  bene, al nulla, a questo nulla  che si chiama credere. La civiltà cristiana, che si tiene in così gran conto, la conversione degli infedeli, l’acquisizione dei meriti personali (cui si dà molta importanza), sì, tutto ciò esiste, ma non pesa molto nel momento delle scelte, ve lo giuro, son necessari motivi meno chiassosi. Ciò vien dato in sovrappiù. Noi non abbiamo molto a che vedervi. Si realizza da sé, quando un cristiano accetta di essere meno vile”.

Questo il santo dell’opera di P.Michele. Ha inteso spiare nel cuore, sentirne i colpi e tentare di tradurli in parole, affinché qualcuno ne fosse colpito e ne seguisse l’esempio.

Grazie!

         Stanislao Cuozzo                                                                                                                                                                                                                      

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