Radio Story

La radio in Italia ha 92 anni anni, ma non li dimostra

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Guglielmo Marconi, lo storico inventore della radio, effettuò i suoi primi esperimenti nel 1895, trasmettendo segnali telegrafici attraverso onde elettromagnetiche. Dovettero passare, però, circa trent’anni prima che la radio prendesse piede nel nostro Paese. Ciò accadde nel 1924, in epoca fascista, quando in Italia sorse l’ U.R.I., o Unione Radiofonica Italiana (promossa direttamente dal ministro per le comunicazioni del tempo Costanzo Ciano), divenuto poi E.I.A.R (Ente Italiano Audizioni radiofoniche) nel 1927. Il primo programma radiofonico andò in onda il 6 ottobre del 1924, durò due ore e fu annunciato da Maria Luisa Boncompagni, madre di Gianni Boncompagni.

Radio anni Venti (immagine dal sito: http://www.leradiodelduca.com/1/s_i_t_i_r5_radio_anni_20_3603520.html)

Immagine dal sito: http://sirpac.cultura.marche.it/SirpacIntraWeb/storage/Label/1285/384/101B.jpg

Nel giro di pochi anni, e soprattutto negli anni Trenta, la radio raggiunse le case di moltissimi italiani che intratteneva con programmi di musica, cronache sportive e, soprattutto, con quello che, all’inizio veniva definito il “giornale parlato”, cioè il giornale radio. A partire dal 1933, il governo fascista fece della radio il principale mezzo di propaganda e di trasmissione dei messaggi e delle idee, spesso farneticanti, del regime. Accanto a tutto ciò, non mancarono programmi di intrattenimento per bambini e per famiglie, come, ad esempio, il radioromanzo comico e parodistico I quattro moschettieri, grazie al cui straordinario successo, nel 1937, il numero di abbonati alla radio superò le 700 mila unità. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, la radio divenne, insieme ai cinegiornali, che precedevano, nelle sale cinematografiche, le proiezioni dei film, la principale fonte di informazione e di notizie, spesso tendenziose  (come ad esempio quelle diramate dalle emittenti ufficiali del regime in Italia e in Germania), spesso, invece, un po’ più attendibili (come nel caso delle informazioni, il più delle volte in codice, divulgate da radio clandestine come Radio Praga, Radio Mosca e, soprattutto, dal 1938, Radio Londra).

Modelli radio d’epoca anni ’30 – 40

Modello “Radio Balilla”. – immagine dal sito: https://it.wikipedia.org/wiki/Radio_(mass_media)

Radio Rurale Philips (Modello 805 AS): immagine dal sito: http://www.leradiodelduca.com/1/rurale_numerica_phhilips_radio_anni_30_40_3412184.html

Superbalilla watt 1932/33 (dal sito http://www.leradiodelduca.com/1/superbalilla_watt_radio_anni_30_40_3385359.html#slideshow)

Nel secondo dopoguerra, l’Eiar mutò la sua denominazione in R.A.I. (Radio Audizioni Italiane) e la radio, dal 1954, dovette affrontare la forte concorrenza della televisione, che, proprio grazie alle immagini, in diretta o in differita, appariva più immediata e moderna. Fu così che la radio ancora una volta ripensò i suoi palinsesti e si rinnovò in modo profondo. Nel periodo compreso tra gli anni ’60 e ’70, infatti, le emittenti radiofoniche ai tradizionali notiziari e programmi culturali, affiancarono trasmissioni sportive e musicali che cercarono, spesso con buoni risultati, di andare incontro ai gusti del pubblico e di quello giovanile in particolare. Uno spazio sempre maggiore, infatti fu riservato alla musica e a programmi che ad essa più o meno direttamente si ricollegavano, tra i quali il mitico “Bandiera gialla” che cominciò ad andare in onda nel 1965. Un anno cruciale per la radio fu, in Italia, il 1975: esso, infatti, segnò la nascita e l’affermazione delle principali radio private, come Radio Parma, cui sarebbero seguite, negli anni, Radio Milano International, Radio Popolare, Radio Alice e Radio Radicale. Nel corso degli ultimi decenni proprio questa straordinaria versatilità e capacità di rinnovarsi ha consentito alla radio di resistere alle televisione e di svolgere un ruolo ancora importante nel settore delle telecomunicazioni. 

  Ecco qui di seguito alcuni modelli di apparechi radio che hanno fatto la storia

Il penultimo modello, relativo a Radio Phonola con giradischi è molto simile, (ma un po’ più recente) ad un apparecchio che ho anche io. L’ultima foto si riferisce alla UNDA RADIO, modello 531, del 1938 – 1939 ed è proprio quello che ho io in casa. Ha la bellezza di 69 anni, ma è tuttora funzionante. In genere, è un piacere ascoltare la musica trasmessa dalle radio a valvole. Non è un caso, d’altronde, che il collezionismo di questi apparecchi sia tuttora molto seguito.

Spesso si preferisce comprare amplificatori a valvole, anziché a transistor, per un impianto hifi proprio perché il suono prodotto dalle valvole è più caldo.

            

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