Fiducia!

Alle volte siamo portati a giudicare e a “tagliare” troppo frettolosamente.

Ἡ τῆς συκῆς ἀκάρπου παραβολή

(κατὰ Λουκάν, 13,6-9)

Ἔλεγεν δὲ ταύτην τὴν παραβολήν· Συκῆν εἶχήν τις πεφυτευμένην ἐν τῷ ἀμπελῶνι αὐτοῦ, καὶ ἦλθεν ζητῶν καρπὸν ἐν  αὐτῇ καὶ οὐχ εὗρεν. Εἶπεν δὲ πρὸς τὸν ἀμπελουργόν, Ἰδοὺ τρία ἔτη ἀφ᾿ οὗ ἔρχομαι ζητῶν καρπὸν ἐν τῇ συκῇ ταύτῃ καὶ οὐχ εὑρίσκω ἔκκοψον οὖν αὐτήν· ἱνατί καὶ τὴν γῆν καταργεῖ; Ὁ δὲ ἀποκριθεὶς λέγει αὐθῷ, Κύριε, ἄφες αὐτὴν καὶ τοῦτο τὸ ἔτος, ἕως ὅτου σκάψω περὶ αὐτὴν καὶ βάλω κόπρια· κἄν μὲν ποιήσῃ καρπὸν εἰς τὸ μέλλον· εἰ δὲ μή γε, ἐκκόψεις αὐτήν.

(immagine dal sito http://labibbiaelavita.blogspot.it/2013/02/luca-13-1-9-iii-domenica-di-quaresima.html)

La parabola del fico sterile (La fiducia del Signore: Egli sa attendere!)

Poi Gesù raccontò loro questa parabola: ‘Un tale aveva piantato un albero di fico nella sua vigna. Un giorno andò nella vigna per cogliere alcuni fichi ma non ne trovò. 7Allora disse al contadino:
– Sono già tre anni che vengo a cercare frutti su questo albero e non ne trovo. Taglialo! Perché deve occupare inutilmente il terreno?
8Ma il contadino rispose:
– Padrone, lascialo ancora per quest’anno! Voglio zappare bene la terra attorno a questa pianta e metterci il concime. 9Può darsi che il prossimo anno faccia frutti; se no, la farai tagliare’

 

Dio è paziente, Dio è misericordioso, ma la sua pazienza non si può programmare, le possibilità di salvezza sono sempre aperte:”Signore, lascialo ancora quest’anno, che io abbia tempo di dissodare e concimare il terreno”. Il tempo che si prolunga è segno di misericordia, non assenza di giudizio. Il tempo si prolunga per permetterci di approfittare, non per giustificare il rimando o l’indifferenza. Il tempo è decisivo, non perché è breve, ma perché è carico di opportunità decisive, qualunque sia la sua durata.
Ma sicuramente l’aspetto più importante della parabola è sicuramente il dialogo tra il padrone della vigna e il contadino, impersonificato nelle parole: “lascialo ancora tre anni”. Tra il padrone e il contadino si insatura un rapporto di intercessione per l’umanità arida e indifferente. Il Cristo tenta, quindi, di provocare una possibilità che l’albero si metta a fare frutti anche attraverso il suo benefico aiuto. Cristo non vuole che il suo lavoro di “tre anni” del suo intenso ministero di morte e risurrezione sia inutile e supplica il Padre di attendere ancora un anno, finché finalmente questo albero, riesca a sbocciare, a fiorire, a fruttificare in una risposta di amore e di fecondità.
Qui è in gioco uno degli aspetti più importanti del nostro carisma: la Pazienza di Dio! Le Scritture più volte attestano che la “pazienza” è uno delle prerogative più importanti di Dio. Secondo il libro dell’Esodo Dio è il “paziente” (30), “Dio è paziente e misericordioso” (31), evidenzia il libro del Siracide.
Si canta così nel salmo 103: “Benedici, anima mia, il Signore: non dimenticare i suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue malattie, salva dalla fossa la tua vita, ti corona di grazia e di misericordia… Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Egli non continua a contestare e non conserva per sempre il suo sdegno. Non ci tratta secondo i, nostri peccati, non ci ripaga secondo i nostri errori… Come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà di quanti lo temono.”
Questa parabola vuole ancora una volta sottolineare che esiste un Dio completamente innamorato dell’uomo, un Dio fortemente interessato e pienamente impegnato verso tutti gli “alberi” che non producono frutto. L’Amore Misericordioso non si arrende di fronte all’aridità del cuore umano e continua a riversare su di esso tutte quelle cure amorevoli che sono necessarie perché esso si svegli dallo stato di torpore improduttivo, per fargli conoscere nuove stagioni primaverili. E’ tipico e proprio dell’Amore avere pazienza, continuare a sperare, prorogare le scadenze, prolungare le attese, concedere nuove opportunità, essere misericordiosi, fare continui e ripetuti sacrifici per non perdere nessuno, lottare con tutte le sue forze e fino allo stremo pur di dare la vita stessa, pur di salvare la persona amata.
La parabola del fico ci fa vedere questo aspetto di Dio, del suo amore per noi, ci mette di fronte alla grandezza del suo amore per dare luce ai nostri occhi, per svegliarci dalla nostra pigrizia, per alimentare in noi il desiderio di corrisponderlo con la piena partecipazione alla sua vita di amore.
Il Signore è il contadino paziente e innamorato, non si ferma di fronte alle nostre sterilità, ci circonda con il suo Amore, con la sua cura, con la zappa e il concime, sa attendere le nostre stagioni migliori come solo la misericordia sa attendere e sperare. Quante volte il “fico” della nostra vita sarebbe stato da tagliare se il Signore non ci avesse dato un altro tempo per smuovere il nostro cuore e rivitalizzare le radici. Quante volte, abbiamo detto: “Aspetta”, “adesso non posso, abbi pazienza”, e il Signore come buon Padre si è seduto e ci ha aspettato lungo il nostro cammino.
Dio ha pazienza con noi, non ci taglia subito. Si prende cura di noi con tutti i mezzi d’amore che lui conosce. Strumenti a volte misteriosi che solo Lui sa rendere santificanti per noi. Lui crede in ognuno di noi nella nostra possibilità di ritornare a dare frutti dolci e buoni. Sì, Dio aspetta con pazienza ciascuno di noi. La misericordia, la pazienza, la tenerezza di Dio devono essere motivo della nostra fiducia, della nostra speranza, donandoci il coraggio di ritornare a Lui qualunque errore o peccato ci sia nella nostra vita. E’ un Dio che vuole liberare, un Dio che soffre con il suo popolo e per questo vuole liberarlo. Un Dio che tollera, che educa: “La misericordia trionfa sul giudizio” (32).
La pazienza di Dio ci stupisce e ci coglie impreparati, perché è infinitamente più grande della nostra. Se Dio ha pazienza con noi, anche noi dovremmo averla con noi stessi ((P. Antonio Garofalo, fam).

Se avessimo un minimo di questa pazienza e fiducia, forse ….!

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