Un potentissimo “mezzo di comunicazione” dell’antichità: l’oracolo di Apollo a Delfi

Un potentissimo “mezzo di comunicazione” dell’antichità: l’oracolo di Apollo a Delfi  (mio testo introduttivo + documentario postato da Youtube)

L’oracolo di Apollo a Delfi (C.Manzione)

Potremmo considerarlo a tutti gli effetti il primo grande esempio di “banca dati” universale al mondo. L’oracolo di Delfi, infatti, era il principale centro di informazione e di comunicazione non solo per la Grecia, ma per il mondo intero. Da ogni parte del globo vi giungevano uomini e personalità di spicco per chiedere informazioni su eventi già accaduti o, nella maggior parte dei casi, su eventi futuri e su scelte da compiere a livello individuale o collettivo. Numerosi erano gli ex voto lasciati nel santuario per benefici ricevuti. Il dio manifestava la sua volontà attraverso la Pizia, una sacerdotessa prescelta tra le fanciulle  del luogo, che, dopo essersi purificata con l’acqua della fonte Castalia e dopo aver masticato foglie di alloro, accedeva all’adyton, la cella sotterranea del tempio. Qui, caduta in stato di trance, ispirata dal dio Apollo, parlava in sua vece, formulando responsi generalmente ambigui e di non facile interpretazione. Possiamo ricordare, ad esempio, il responso tramandato dai Romani: “ibis redibis non morieris in bello”, che, a seconda della punteggiatura poteva essere interpretato: “ibis, redibis, non morieris in bello” oppure “ibis, redibis non, morieris in bello”, cioé: “andrai, ritornerai, non morirai in guerra”, ma anche “andrai, non ritornerai, morirai in guerra”.

La storia di questo santuario è antichissima ed avvincente. Il mito narra che Zeus, desiderando trovare il centro del mondo, avesse fatto volare da due punti opposti della Terra due aquile. Esse si “incrociarono” nella regione del Parnaso, a Delfi, nella Focide, che da allora i Greci considerarono l’omphalos, l’ombelico del mondo, identificabile in un masso bianco di forma di semi cono che simboleggiava il centro della Terra. Il santuario di Apollo soppiantò quello più antico consacrato a Gea (la Terra), al cui culto erano associati i figli Themis (la Giustizia) e Pitone (dall’aspetto di serpente). Pochi giorni dopo la sua nascita nell’isola di Delo, Apollo giunse a Delfi per impossessarsi dell’oracolo, uccidendo Pitone che custodiva il santuario di Gea. Costretto da Zeus a fuggire, il dio vi fece ritorno sotto forma di delfino con dei marinai cretesi che poi “promosse” al rango di sacerdoti del tempio, assumendo lui stesso l’epiteto di Pitico, in memoria di Pitone.

Il santuario di Delfi fu chiuso definitivamente tra il 381 ed il 394 d.C. da Teodosio, ma già una ventina di anni prima, come riferisce la tradizione, esso aveva profetizzato la sua fine imminente ai legati dell’imperatore Giuliano l’Apostata (imperatore romano dal 361 al 363) che, mosso dal disegno di restaurare il paganesimo e di riportarlo agli antichi splendori, fece interrogare l’oracolo, anche al fine di garantirsene il sostegno. Il dio, però, freddò le sue ambizioni, rispondendo più o meno così: “Dite al re che sono crollate le corti sfarzose, che Febo Apollo non abita più qui, che il dio non ha più riparo. Ditegli pure che l’albero profetico si è essiccato e che l’acqua che gorgogliava non parla più“, rimarcando, in tal modo, lo sgretolamento inarrestabile e definitivo di un’epoca grandiosa e straordinaria, quella del paganesimo ed, in generale, del mondo antico, che si era riconosciuto idealmente, e non solo, in questo luogo misterioso ed affascinante allo stesso tempo.

        

Questa mia breve introduzione, deve essere integrata dalla visione del documentario de LA 7 intitolato: Delfi, i misteri dell’oracolo, che posto qui da Youtube!!

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