Ma noi non vogliamo essere schiavi!!

Chi, preposto alle leggi,

può farle, distruggerle, interpretarle, impedirle

o soltanto eluderle con sicurezza o impunità,

chi, usurpatore o legittimo, uomo tristo o bono, uno o molti,

abbia una forza effettiva che basti a ciò fare,

è tiranno.

E ogni società che lo ammetta

è tirannide.

E ogni popolo che lo sopporta

è schiavo.

Vittorio Alfieri (“Della  titannide)

TIRANNIDE indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzion delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d’impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammette, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.E, viceversa, tirannide parimente si dee riputar quel governo, in cui chi è preposto al creare le leggi, le può egli stesso eseguire. E qui è necessario osservare, che le leggi, cioè gli scambievoli e solenni patti sociali, non debbono essere che il semplice prodotto della volontà dei più; la quale si viene a raccogliere per via di legittimi eletti del popolo. Se dunque gli eletti al ridurre in leggi la volontà dei più le possono a lor talento essi stessi eseguire, diventano costoro tiranni; perché sta in loro soltanto lo interpretarle, disfarle, cangiarle, e il male o niente eseguirle. Che la differenza fra la tirannide e il giusto governo, non è posta (come alcuni stoltamente, altri maliziosamente, asseriscono) nell’esservi o il non esservi delle leggi stabilite; ma nell’esservi una stabilita impossibilità del non eseguirle.

Non solamente dunque è tirannide ogni governo, dove chi eseguisce le leggi, le fa; o chi le fa, le eseguisce: ma è tirannide piena altresì ogni qualunque governo, in cui chi è preposto all’eseguire le leggi non dà pure mai conto della loro esecuzione a chi le ha create.

Ma, tante specie di tirannidi essendovi, che sotto diversi nomi conseguono tutte uno stesso fine, non imprendo io qui a distinguerle fra loro, né, molto meno, a distinguerle dai tanti altri moderati e giusti governi: distinzioni, che a tutti son note.

Se più sopportabili siano i molti tiranni, o l’un solo, ella è questione problematica assai. La lascierò anche in disparte per ora, perché essendo io nato e cresciuto nella tirannide d’un solo, ed essendo questa la più comune in Europa, di essa più volentieri e con minore imperizia mi avverrà forse di ragionare; e con utile maggiore fors’anco pe’ miei cotanti conservi. Osserverò soltanto di passo, che la tirannide di molti, benché per sua natura maggiormente durevole (come ce lo dimostra Venezia) nondimeno a chi la sopporta ella sembra assai men dura e terribile, che quella di un solo. Di ciò ne attribuisco la cagione alla natura stessa dell’uomo, in cui l’odio ch’egli divide contro ai molti, si scema; come altresì il timore che si ha dei molti, non agguaglia mai quello che si ha riunitamente di un solo; ed in fine, i molti possono bensì essere continuamente ingiusti oppressori dell’universale, ma non mai, per loro privato capriccio, dei diversi individui. In codesti governi di più, che la corruzione dei tempi, lo avere scambiato ogni nome, e guasta ogni idea, hanno fatto chiamar repubbliche; il popolo in codesti governi, non meno schiavo che nella mono-tirannide, gode nondimeno di una certa apparenza di libertà, ed ardisce profferirne il nome senza delitto: e, pur troppo il popolo, allor quando corrotto è, ignorante, e non libero, egli si appaga della sola apparenza.

Ma, tornando io alla tirannide di un solo, dico; che di questa ve n’ha di più sorti. Ereditaria può essere, ed anche elettiva. Di questa seconda specie sono, fra i moderni, lo stato pontificio, e molti degli altri stati ecclesiastici. Il popolo, in tali governi, pervenuto all’ultimo grado di politica stupidità, vede a ogni tratto, per la morte del celibe tiranno, ricadere in sua mano la propria libertà, che egli non conosce, né cura; quindi se la vede tosto ritogliere dai pochi elettori che gli ricompongono un altro tiranno, il quale ha per lo più tutti i vizj degli ereditarj tiranni, e non ne ha la forza effettiva per costringere i sudditi a sopportarlo. E questa tirannide pure tralascerò, come toccata in sorte a pochissimi uomini; e, per la loro smisurata viltà, indegni interamente di un tal nome.

Intendo io dunque di ragionare oramai di quella ereditaria tirannide, che da lunghi secoli in varie parti del globo più o meno radicata, non mai, o rarissimamente o passeggeramente, ricevea danni dalla risorta libertà; e non veniva alterata o distrutta, se non se da un’altra tirannide. In questa classe annovero io tutti i presenti regni dell’Europa, eccettuandone soltanto finora quel d’Inghilterra e la Pollonia ne eccettuerei, se alcuna parte di essa salvandosi dallo smembramento, e persistendo pure nel volere aver servi e chiamarsi repubblica, servi ne divenissero i nobili, e libero il popolo.

MONARCHIA, è il dolce nome che la ignoranza, l’adulazione, e il timore, davano e danno a questi sì fatti governi. A dimostrarne la insussistenza, credo che basti la semplice interpretazione del nome. O monarchia vuol dire, la esclusiva e preponderante autorità d’un solo; e monarchia allora è sinonimo di tirannide: o ella vuol dire, l’autorità di un solo, raffrenato da leggi; le quali, per poter raffrenare l’autorità e la forza, debbono necessariamente anch’esse avere una forza ed autorità effettiva, eguale per lo meno a quella del monarca; e in quel punto stesso in cui si trovano in un governo due forze e autorità in bilancia fra loro, egli manifestamente cessa tosto di essere monarchia. Questa greca parola non significa altro in somma, fuorché Governo ed autorità d’uno solo; e con leggi; s’intende; perché niuna società esiste senza alcuna legge tal quale: ma, ci s’intende pur anco Autorità di un solo sopra alle leggi; perché niuno è monarca, là dove esiste un’autorità maggiore, o eguale, alla sua.

Ora, io domando in qual cosa differisca il governo e autorità di un solo nella tirannide, dal governo e autorità d’un solo nella monarchia. Mi si risponde: “Nell’abuso”. Io replico: “E chi vi può impedire quest’abuso?” Mi si soggiunge: “Le leggi”. Ripiglio: “Queste leggi hanno elle forza ed autorità per se stesse, indipendente affatto da quella del principe?” Nessuno più a questa obiezione mi replica. Dunque, all’autorità d’un solo, potente d armato, andando annessa l’autorità di queste pretese leggi (e fossero elle pur anche divine) ogniqualvolta le leggi e costui non concordano, che faranno le misere, per se stesse impotenti, contro alla potestà assoluta e la forza? Soggiaceranno le leggi: e tutto giorno, in fatti, soggiacciono. Ma, se una qualunque legittima forza effettiva verrà intromessa nello stato per creare, difendere, e mantenere le leggi, chiarissima cosa è che un tale governo non sarà più monarchia; poiché al fare o disfare le leggi l’autorità d’un solo non vi basterà. Onde, questo titolo di monarchia, perfettissimo sinonimo di tirannide, ma non così abborrito finora, non viene adattato ai nostri governi per altro, che per accertare i principi della loro assoluta signoria; e per ingannare i sudditi, lasciandoli o facendoli dubitare della loro assoluta servitù.

Di quanto asserisco, se ne osservi continuamente la prova nella opinione stessa dei moderni re. Si gloriano costoro del nome di monarchi, e mostrano di abborrire quel di tiranni; ma nel tempo stesso reputano assai minori di loro quegli altri pochi principi o re, che ritrovando limiti infrangibili al loro potere, dividono l’autorità colle leggi. Questi assoluti re sanno dunque benissimo, che fra monarchia e tirannide non passa differenza nessuna. Così lo sapessero i popoli, che pure tuttora colla loro trista esperienza lo provano! Ma i principi europei, di tiranni tengono caro il potere, e di monarchi il nome soltanto: i popoli all’incontro, spogliati, avviliti, ed oppressi dalla monarchia, la sola tirannide stupidamente abborriscono.

Ma i pochi uomini, che re non sono né schiavi, ove per avventura non tengano a vile del paro i principi tutti; i monarchi, come tiranni; ed i principi limitati, come perpetuamente inclinati a divenirlo; i pochi veri uomini pensanti, si avveggono pure quanto sia più onorevole, più importante, e più gloriosa dignità il presiedere con le leggi ad un libero popolo d’uomini, che il malmenare a capriccio un vile branco di pecore.

Tralascio ogni ulteriore prova (che necessaria non è) per dimostrare che una monarchia limitata non vi può essere, senza che immediatamente cessi la monarchia; e che ogni monarchia non limitata è tirannide, ancorché il monarca in qualche istante, non abusando egli in nessun modo del suo poter nuocere, tiranno non sia. E tali prove tralascio, per amor di brevità, e perché intendo di parlare a lettori, a cui non è necessario il dir tutto. Passerò quindi ad analizzare la natura della mono-tirannide, e quai siano i mezzi per cui, così ben radicatasi nell’Europa, inespugnabile ella vi si tiene oramai.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...