Appunti di Storia 1 parte: a’anno Mille (in sintesi) e l’avvento del Comune

Il potere trasmesso dall’alto: papato e impero

 

 Il potere del Papa e l’organizzazione pontificia

Lo scontro tra il Papa e l’Imperatore poggiava anche su presupposti teorici e teologici: il potere del Papa discendeva direttamente da Dio e, pertanto, egli non poteva che porsi al di sopra di ogni altro potere temporale, in quanto era rappresentante di Dio in terra. Quella pontificia era, dunque, una concezione teocratica del potere, in base alla quale l’autorità pontificia assumeva un’origine divina e non umana. La conseguenza più diretta di tale visione teocratica fu che ogni altro potere temporale doveva essere subordinato a quello del Papa che diventava, così, l’anello di distribuzione del potere dall’alto verso il basso. Anche i sovrani, infatti, come tutti gli altri fedeli (e secondo il modello teodosiano) dovevano sottostare al volere del Papa, la cui figura e il cui ruolo nella società era stabilito dal diritto ecclesiastico, definito anche diritto canonico, dai “canoni” che costituivano le singole norme del diritto ecclesiastico.

Il decretum Gratiani, redatto dal monaco benedettino Graziano, professore all’Università di Bologna tra il 1139 ed il 1148, riordinò tutte le fonti e le norme del diritto canonico fino a quel momento in vigore, ma non codificate in un’unica raccolta di leggi.

 

Il papato basava la sua forza anche su una potente e capillare organizzazione interna che era così strutturata:

1)     Curia Romana: la corte del Papa, cioè l’insieme degli uffici e dei funzionari pontifici

2)     Collegio dei cardinali: un collegio composto da persone scelte dal Papa, spesso tra l’aristocrazia locale, a cui spettava l’elezione del pontefice[1]

3)     Camera apostolica: preposta all’amministrazione finanziaria

4)     Cancelleria: il luogo e l’ambito in cui si compilavano e si conservavano tutti i provvedimenti del pontefice.

La Chiesa riusciva a trovare un forte radicamento nella società anche grazie alla rete dei vescovi, il cui potere afferiva sia alle questioni religiose sia all’amministrazione delle terre, della giustizia e delle imposte.

Il potere monarchico

Il potere monarchico, come quello imperiale, tendeva a contrapporsi a quello pontificio. Sovrani ed imperatori non disconoscevano l’autorità religiosa e spirituale del Papa. Tuttavia contestavano al pontefice la legittimità delle ingerenze nel potere temporale. Un fondamento biblico a cui i detentori del potere politico potevano appigliarsi era la formula di San Paolo omnis potestas a Deo (“ogni potere discende da Dio”).

Anche la visione “laica” del potere era di natura teocratica e comportava, analogamente alla concezione del papato, una trasmissione del potere dall’alto verso il basso. La differenza stava nel fatto che i sovrani e, ancor di più, l’imperatore reclamavano per sé l’assoluta supremazia nel campo delle azioni e delle decisioni terrene. Come il papa, il sovrano rivendicava la sacralità della propria persona e l’infallibilità del proprio operato.

Il potere trasmesso dal basso: comunità di villaggio e comune

 

A queste due forme di organizzazione e trasmissione del potere dall’alto se ne affiancava un’altra che comportava, al contrario, una investitura dal basso, derivante dal consenso e dal sostegno dei membri della comunità.

Nelle campagne questo si verificava con la comunità di villaggio, nelle città, invece, con i comuni.

Comunità di villaggio

La comunità di villaggio si fondava sulle assemblee di tutti coloro che appartenevano ad una determinata comunità. Queste, pur dipendendo dai signori feudali, individuavano delle forme di organizzazione e di autogoverno per tutte le questioni che riguardavano l’impiego delle terre comuni, le modalità ed i tempi di lavorazione. A partire dal XIII secolo, la progressiva differenziazione tra i membri della comunità sarà alla base di quella solidarietà economica e religiosa che caratterizzano le comunità di villaggio dei secoli XI e XII.

 

La rinascita dell’ anno Mille

Lo sviluppo del comune in Italia e in Europa si inserisce nell’ampio contesto europeo di rinascita segnato dall’ anno Mille, caratterizzata da una notevole crescita demografica, dalla fine delle invasioni, dal miglioramento delle condizioni climatiche, dai progressi in agricoltura, nell’artigianato e, più in generale, nel commercio e nell’economia.

 

Questi progressi furono favoriti dalla diffusione dell’aratro pesante con due lame che scavavano in profondità il suolo; dall’impiego dell’ “energia animale” con l’uso dei buoi; dalla maggiore diffusione del cavallo nei lavori agricoli; dalla rotazione triennale delle colture che prevedeva la suddivisione del terreno in tre parti, di cui una si lasciava a riposo e le altre due erano preposte, a fasi alternate, alle colture primaverili e a quelle autunnali; dall’impiego dei mulini ad acqua o a vento; dai progressi della metallurgia.

 

L’incremento dei guadagni e delle attività favorì la rinascita delle città, all’interno delle quali, soprattutto in Italia, lo sviluppo delle attività commerciali urbane portò alla nascita delle Arti, o Corporazioni, che riunivano tutti i rappresentanti di uno stesso mestiere o di una stessa arte. Si affermò la figura del mercante come esempio del dinamismo e della vivacità dei nuovi centri economici e produttivi.

 

In Italia un grande contributo allo sviluppo urbano e commerciale venne dalle città marinare di Amalfi, Pisa, Genova e Venezia a cui si aggiunsero, in seguito, altre importanti città dell’Italia centro – settentrionale, tra cui Firenze.

 

Il risveglio economico ed urbano fu accompagnato anche da un risveglio della cultura e dell’istruzione superiore. Sorsero le Università, inizialmente sotto forma associazioni di maestri e scolari. Si affermava, dunque, l’Universitas magistrorum et scholarium, la corporazione dei maestri e degli studenti, che con il passar del tempo assunse la fisionomia della moderna università. La più antica università fu la Scuola Medica Salernitana, formalmente riconosciuta nel 1231, ma operante già dalla metà del secolo XI. Altri centri importanti furono quelli di Parigi, Bologna, Oxford, Napoli, Cambridge, Padova, Roma, ecc. Gli studi universitari erano strutturati in base alle facoltà. Si studiavano le Arti liberali del Trivio e del Quadrivio, il Decreto (diritto canonico), il Diritto civile, la Medicina e la Teologia.

  

Il Comune

Il comune rappresenta la più originale organizzazione di governo e la più singolare forma di investitura dal basso.

Costituisce una forma di autogoverno che caratterizza le realtà urbane della Germania, dell’Inghilterra, della Francia e dell’Italia centro – settentrionale.

 

Affonda le sue radici nelle coniurationes, cioè nelle associazioni private di cittadini che poi trattavano con i signori feudali per avere il consenso a fare comune, cioè a trovare delle forme di autogoverno. Queste associazioni prendevano il nome dal giuramento collettivo con cui i membri si impegnavano a mantenere la pace tra i cittadini e a battersi per l’autonomia della città. I signori concedevano la carta di comune, in cui erano stabiliti i diritti e i privilegi delle singole comunità. In cambio le associazioni che ottenevano il consenso a “fare comune” dovevano versare ai signori che lo accordavano delle ingenti somme di denaro.  Se il consenso veniva negato, la comunità si ribellava e ricorreva alla lotta armata. Concedendo maggiore spazio ai rappresentanti della borghesia, i sovrani puntavano ad indebolire  la vecchia nobiltà feudale che spesso destabilizzava il loro potere e ricevevano, allo stesso tempo, cospicui benefici economici grazie al pagamento che veniva loro corrisposto per la concessione della “Carta di Comune”. Le città, a loro volta, ottenevano una relativa autonomia, senza però disconoscere l’autorità superiore dell’imperatore o del sovrano.

 

Poiché i Comuni nacquero come espressione dei ceti borghesi in opposizione alle vecchie nobiltà feudali, il loro processo di formazione fu favorito da sovrani o da principi che puntavano ad indebolire lo strapotere dei signori feudali, togliendo loro il controllo delle città e del contado[2] circostante. Il contado aveva un’importanza notevole per le risorse del comune: procuravano le derrate alimentari alla città; consentivano al governo di ricavare ulteriori introiti fiscali da coloro che vi abitavano; rinfoltivano le file dell’esercito; offrivano possibilità di investimenti finanziari sui terreni a coloro che vivevano in città. La forza politica, militare ed economica del comune era direttamente proporzionale alla sua capacità di espansione nel contado, capacità che caratterizzò le esperienze comunali in Italia, diversificandole da quelle europee.


[1] I cardinali nella Chiesa Cattolica costituiscono il collegio dei vescovi preposto all’elezione del Papa. Essi, inoltre, collaborano con il Papa, che è anche il vescovo di Roma, sostenendolo nella sua funzione. L’abito dei cardinali è di color rosso – porpora. Per questa ragione, essi sono definiti anche “porporati”. La riunione del collegio cardinalizio è detta “concistoro”, dal latino consistorium = seduta, assemblea. I concistori, attualmente, si tengono nella Città del Vaticano e sono convocati dal Papa. Nei concistori si procede anche alla nomina dei nuovi porporati.

Il termine cardinale deriva da “cardine” e sta ad indicare l’asse attorno a cui ruota tutta l’organizzazione pontificia. Nel 1059 papa Niccolò II, con la Costituzione Apostolica In nomine Domini, riservò il diritto di elezione del papa ai soli cardinali vescovi romani. Nel 1179 papa Alessandro III, con la Costituzione Apostolica Licet de vitanda discordia, estese questo diritto a tutti i cardinali. Nel 1274 il beato papa Gregorio X, con la Costituzione Apostolica Ubi periculum, fissò per l’elezione del papa la maggioranza dei due terzi dei cardinali, il conclave e l’obbligo del segreto nell’elezione e successivamente. Queste disposizioni sono state recepite nella normativa oggi vigente.

[2] contado: dal latino comitatus, indica il feudo di un “comes”, cioè di un conte. Nel Medioevo questo termine ha assunto il significato di “territorio di campagna” comprendente ville, poderi e villaggi posto sotto la giurisdizione di un comune. “Contadino”  è, dunque, chi abita o lavora nel “contado”.

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