Diocleziano

Diocleziano (285 – 305)

Acclamato imperatore dall’esercito nel 284 d.C., Diocleziano ottenne effettivamente il potere nell’estate del 285, dopo aver sconfitto le truppe del generale Carino. Egli, consapevole dell’impossibilità di governare stabilmente l’impero da solo, suddivise in più persone il potere imperiale. Così, scelse in primo luogo un collega, che individuò in Marco Aurelio Massimiano. Tenne per sé l’Oriente e diede all’altro Augusto la parte occidentale dell’impero. Alcuni anni dopo, nel 293, entrambi gli Augusti scelsero due “Cesari” e, cioè, Costanzo I Cloro, come Cesare di Massimiano, Caio Galerio, come Cesare di Diocleziano. In tal modo nacque la tetrarchia che segnava, mutatis mutandis, il ritorno al criterio di successione basato sulla scelta del migliore, come ai tempi di Nerva. Molto importante fu, inoltre, la riforma amministrativa di Diocleziano. Essa prevedeva:

a) il ridimensionamento territoriale delle province ed il loro incremento in termini numerici;

b) il raggruppamento delle novantasei nuove province in 12 diocesi, rette da vicari con compiti di amministrazione della giustizia e di riscossione delle imposte;

c) riforma fiscale, contestuale alla divisione dell’impero in 12 diocesi, caratterizzata dall’introduzione del tributo di capitazione con cui si calcolava, anche in rapporto al patrimonio, quanto dovesse pagare allo Stato ciascun abitante dell’impero.  

c) il raggruppamento delle diocesi in quattro prefetture, corrispondenti alle quattro regioni dell’impero assegnate ai tetrarchi, vale a dire, l’Oriente, con l’Asia, la Tracia e l’Egitto (Diocleziano); la Grecia, la Macedonia e l’Illiria (Galerio, Cesare di Diocleziano); Italia, isole italiche e Africa (Massimiano); Britannia, Gallia, Spagna e una parte della Mauritania (Costanzo I Cloro, Cesare di Massimiano). Ne scaturì anche la suddivisione del potere militare, affidato a un dux, e del potere civile, affidato a un prefetto. Rientravano, come unità più piccole, nella suddivisione territoriale ed amministrativa dell’impero quelle dei  Municipia, governati dalle curie, i cui membri, definiti curiales, avevano il compito di riscuotere le imposte previste, rischiando di pagare di tasca propria i proventi non riscossi. Molti cercarono di rifiutare questo incarico così gravoso, ma Diocleziano rese tale carica ereditaria, così come fece per i soldati, per i contadini e per tutti coloro che erano impegnati in mestieri o professioni, creando, in tal modo, delle classi sociali chiuse e, nel caso dei contadini, gettando le premesse per il costituirsi della servitù della gleba. 

 

Molto importante fu anche la riforma dell’esercito, di cui venne accresciuto il numero delle legioni e vennero suddivisi i reparti in limitanei (quelli di confine stanziati nelle province, che dovevano anche coltivare i territori occupati) e in comitatensi (quelli dislocati in punti strategici e costituiti dai comitatus, gruppi di manovra in grado di intervenire rapidamente, ovunque fosse stato necessario). Mancando una vera e propria leva volontaria ed essendo insufficienti le risorse della leva militare ereditaria, Diocleziano obbligò i proprietari terrieri a fornire uomini per l’esercito o, in alternativa, a pagare, come forma di “permuta”, una somma di danaro. Ma nell’uno e nell’altro caso l’esercito fu danneggiato: infatti, nel caso di arruolamento di uomini sottratti al lavoro dei campi, non esperti e demotivati, l’esercito vedeva peggiorare notevolmente la qualità dell’addestramento militare. Invece, nel caso della “permuta”, occorreva sopperire alla mancanza di manodopera militare con soldati arruolati tra i barbari. In ogni caso, dunque, l’esercito ne sarebbe uscito indebolito.

La trasformazione delle classi sociali in “caste” chiuse rispondeva all’esigenza di conferire maggiore stabilità alle forze produttrici dell’impero. In questa logica, dunque, rientrava anche la nuova definizione dei clarissimi (l’antico ordine senatorio degli optimates), chiamati ad amministrare la burocrazia statale; dei perfectissimi (o cavalieri); dei curiales, cioè coloro che erano costretti a tramandare di padre in figlio la loro professione di esattori

Diocleziano e la crisi economica

L’imperatore affrontò la crisi economica cercando di frenare anche il costante aumento dei prezzi attraverso l’emanazione, nel 301, dell’editto dei prezzi con cui si stabiliva il prezzo massimo delle merci. Tuttavia questo provvedimento, volto a calmierare, cioè a contenere i prezzi, si rivelò, tuttavia, inidoneo, dal momento che tutte le merci incluse nel provvedimento vennero ritirate dal mercato ufficiale per essere immesse successivamente sul mercato nero, cioè su un mercato clandestino con prezzi molto più elevati.

Con Diocleziano si ebbe anche l’ultima delle grandi persecuzioni contro i Cristiani che, tuttavia, pur provocando molte vittime tra i cristiani, non riuscì nell’intento di eliminare la cristianità dall’impero.

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