Da Vespasiano a Domiziano

Da Vespasiano a Domiziano

 

Alla  morte di Nerone seguì un periodo di anarchia militare che vide alternarsi nell’arco di un solo anno ben quattro imperatori:

  1. Servio Sulpicio Galba, comandante delle truppe “ispaniche”, nonché patrizio gradito al Senato, fu acclamato imperatore dai suoi soldati. Ma in pochissimi mesi si inimicò la plebe ed anche i suoi stessi soldati, cui non concesse i benefici economici promessi. Così, egli fu ucciso dai pretoriani il 15 gennaio del 69 d.C. .
  1. Eliminato Galba, i pretoriani acclamarono imperatore Marco Salvio Otone, comandante delle truppe in Lusitania. Ma il suo governo durò solo novantacinque giorni: egli, infatti, regnò dal 15 gennaio al 16 aprile del 69 d.C. , ma dopo alcune pesanti sconfitte militari subite ad opera di Aulo Vitellio, comandante delle truppe stanziate in Germania, si tolse la vita, appunto il 16 aprile del 69 d.C. .
  1. Aulo Vitellio, alcune settimane dopo la morte di Galba, marciò verso Roma, dove assunse, nel mese di giugno, il titolo di consul perpetuus.
  1. Contro Vitellio, tuttavia, giocarono l’acclamazione di Tito Flavio Vespasiano ad imperatore, ad opera delle truppe d’Oriente, ed una rivolta delle truppe del basso Danubio, della Pannonia e dell’Illiria che riconobbero in Vespasiano il loro principe. Vitellio governò, dunque, dal 16 aprile al 22 dicembre del 69 d.C.. Fu, quindi, ucciso ed il suo corpo fu gettato nel Tevere.

La vittoria di Tito Flavio Vespasiano, che nel 66 era stato inviato da Nerone a domare la rivolta in Giudea e in Palestina, segnò un netto successo militare e politico delle legioni d’Oriente su quelle occidentali.

Vespasiano, dunque, lasciò il figlio Tito, destinato a succedergli nel 79 d.C., in Giudea e marciò vittorioso verso Roma, da signore incontrastato di un impero che era stato lacerato da nuove guerre civili e che, proprio in ragione della sempre crescente influenza militare (non più solo dei pretoriani, ma delle truppe in generale), si avviava a diventare una vera e propria monarchia assoluta.

Vespasiano (69 – 79 d.C.)

Proveniente da una modesta famiglia della Sabina, nativo di Rieti, Tito Flavio Vespasiano si distinse per le sue ottime qualità di generale. Il padre era un contadino poi diventato pubblicano a Rieti.

Vespasiano fu il primo imperatore non appartenente all’aristocrazia romana. In ragione di ciò, fu indotto ad avere nei confronti del senato un atteggiamento ancor meno rispettoso.

Giunto a Roma, nel 69 d.C., Vespasiano, consapevole dell’acquisita grande potenza decisionale, e perciò stesso destabilizzante, dell’esercito, puntò immediatamente ad una sua profonda riforma, smobilitandone alcune legioni, ma soprattutto allontanando dall’esercito tutti gli Italici che si fossero dimostrati eccessivamente legati alle clientele di Roma e che, quindi, avrebbero potuto nuocere alla stabilità del suo potere.

Per sostituire tutti gli italici destituiti dai loro incarichi, Vespasiano intensificò le operazioni di arruolamento nelle province. Ciò, da un lato, determinò il ripopolamento di alcune aree della nostra penisola, proprio in ragione dell’arrivo di nuovi soldati e di nuovi veterani dalle province, dall’altro, però, provocò un ulteriore ridimensionamento, in termini di potere effettivo e decisionale e di ruolo – guida dell’impero, della nostra Penisola, proprio in seguito all’ingresso di sempre maggiori elementi provenienti dalle province nella vita politica dello Stato, anche attraverso una sempre più ampia concessione della cittadinanza. Come già era accaduto con Claudio, lo stato romano diventava sempre più sovranazionale ed universale.

Nel 69 d.C., un Senato sempre più debole, dovette ratificare la famosa Lex de imperio Vespasiani, con cui il principato da istituzione caratterizzata da “eccezionalità” e temporaneità costituzionale diventava una vera e propria magistratura, contemplata come organo costituzionale pienamente legittimato. Peculiarità principale di tale provvedimento fu il conferimento del carattere autocratico al principato, che, in tal modo, non doveva derivare la propria legittimità da alcuna investitura esterna di nessun altro organo politico. Principale conseguenza fu l’ulteriore grave indebolimento del Senato, in quanto al principe si concedeva la possibilità di intraprendere, autonomamente, ogni tipo di iniziativa che andasse nella direzione di ciò che veniva definito “progresso e tutela dello Stato”. Il regime assoluto si fondava sul presupposto che il princeps era svincolato dalle leggi e che tutto ciò che piaceva al princeps aveva vigore di legge.

Un provvedimento importante fu l’estensione della cittadinanza romana agli abitanti della Spagna. L’impero si avviò a diventare sempre più multietnico.

Sul piano amministrativo finanziario, cercò di rianimare le finanze dello Stato dissestate da Nerone, ma soprattutto eliminò i tribunali ed i processi per lesa maestà.

Per risanare le finanze Vespasiano aumentò le imposte, ma, al contempo, fece avviare numerosi lavori pubblici per attenuare il malcontento popolare. Tra le maggiori opere pubbliche ricordiamo l’avvio della costruzione dell’ anfiteatro Flavio, poi ultimato dal figlio Tito, meglio noto col nome di Colosseo, in quanto nelle vicinanze era collocata una grande statua inizialmente dedicata a Nerone, poi identificata con il dio Sole e definita, per le sue proporzioni, Colossus. Come già aveva fatto Augusto, Vespasiano protesse le arti e le lettere e ricondusse i costumi lungo una direzione moralmente più sobria e moderata.

Sul piano militare, nel quadro di un indirizzo generale di difesa dei confini, si segnalano il consolidamento della conquista della Britannia, con l’annessione dell’attuale Scozia e, soprattutto, la conquista di Gerusalemme, distrutta da Tito nel 70 d.C., e della fortezza di Masada, nel 73, dove si erano asserragliati i ribelli, che preferirono togliersi la vita, piuttosto che consegnarsi ai Romani.

Tito (79 – 81 d.C.)

A Vespasiano, nel 79 d.C., subentrò il figlio Tito, associato dal padre al trono imperiale per evitare lotte di successione. Nonostante il breve periodo di governo, Tito, che prima di divenire imperatore aveva represso con estrema durezza una rivolta degli Ebrei in Giudea, tra il 66 ed il 70 d.C.

Tito fu definito dalla storiografia ufficiale delizia del genere umano, per la sensibilità dimostrata sia verso il popolo che verso la classe aristocratico – senatoria. Il breve principato di Tito fu caratterizzato da ben tre sciagure:

  1. 79 d.C.: eruzione del Vesuvio e distruzione di Pompei, Ercolano e Stabia;
  2. 80 d.C.: scoppio di una terribile epidemia di peste;
  3. 80 d.C.: scoppio, in Roma, di un nuovo incendio che distrusse il Campidoglio.

L’anno seguente, poi, Tito morì, cedendo il posto al suo fratello minore, Tito Flavio Domiziano.

Tito Flavio Domiziano (81 – 96 d.C.)

Definito da Svetonio il Nerone calvo, Domiziano impostò il suo principato su basi dispotiche ed assolutistiche. Tuttavia, la storiografia moderna lo considera come il migliore dei Flavi, avendo egli evidenziato un grande attaccamento ai suoi compiti ed, in generale, all’amministrazione della giustizia ed all’applicazione delle leggi. Dopo la breve parentesi di Tito, sotto Domiziano si riaccese lo scontro con il Senato: egli, nell’84 d.C., si attribuì la carica di censore perpetuo, che gli avrebbe consentito di allontanare dal Senato chiunque gli fosse stato ostile. Punì, però, anche la corruzione dei magistrati e protesse le classi popolari ed i piccoli proprietari terrieri.

Potendo contare su un forte appoggio dall’esercito, a partire dall’86 d.C., egli rese il suo principato assoluto e dispotico, facendosi onorare come dominus ac deus ed imponendo, di fatto, la divinizzazione del potere imperiale.

Più vicino alle scelte del padre Vespasiano fu Domiziano in politica estera: egli si limitò a rafforzare i confini dell’impero. Si segnalano, tuttavia, la campagna militare contro la Britannia, condotta dal generale Gneo Giulio Agricola, quella contro le popolazioni del Reno, nonché la creazione delle nuove province della Germania superiore (La Germania superiore comprendeva i territori dell’attuale Svizzera, Germania e Francia) e della Germania inferiore (La Germania inferiore comprendeva Paesi Bassi e Germania occidentale).

Gli insediamenti principali della provincia erano Bonna (Bonn), Castra Vetera (Xanten), Trajectum ad Rhenum (Utrecht), e Colonia Agrippinensis (Colonia), la capitale della provincia. ed il consolidamento del limes, cioè di quella cinta muraria fortificata che Vespasiano aveva fatto innalzare, come costruzione difensiva, attorno al territorio compreso tra il Reno e il Danubio.

Diversamente andarono le cose in Europa orientale, dove Domiziano dovette subire una pesante sconfitta in Dacia (attuale Romania), la cui popolazione ottenne dai Romani l’indipendenza in cambio di appoggio militare nella difesa dei confini dell’impero in quell’area.

Questa concessione fu considerata dai suoi avversari come una sorta di compromesso al ribasso, che rese piuttosto traballante la posizione politica del principe.

L’ultima fase del suo principato vide un ulteriore inasprimento del clima di terrore, anche con il ricorso, sempre più frequente, ai tribunali di lesa maestà. Infine, nel 96 d.C., Domiziano morì durante una congiura, alla quale non fu estranea la sua stessa moglie, Flavia Domitilla.

La cattiva fama di Domiziano fu determinata anche dall’ostilità del mondo cristiano duramente colpito dalle persecuzioni.

La politica anticristiana dell’impero, ad una lettura superficiale, mal si conciliava con la tolleranza che da sempre aveva determinato l’atteggiamento dei Romani nei confronti dei popoli sottomessi. In realtà, in Roma e nell’impero era consentita ogni forma di culto religioso che non turbasse l’ordine sociale e che non entrasse in rotta di collisione con il potere politico.

La fede dei Cristiani nell’unico DIO entrò in conflitto con la pretesa di Domiziano di essere adorato come una divinità vivente in Terra. Il fatto che i Cristiani rispettassero e riconoscessero l’autorità politica dell’imperatore, ma rifiutassero di adorarlo come un dio, fu visto da Domiziano come un atto di sfida nei confronti della sua persona e della sua potestà e ciò bastò a scatenare una dura ondata di repressione contro i seguaci di Cristo.

Dal canto loro, i Cristiani dettero prova di fede e di coraggio, sottoponendosi alle più atroci punizioni. Per questo motivo furono definiti martyroi, cioè testimoni della fede. Il principato adottivo e l’età aurea dell’impero.

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