APPUNTI DI STORIA – SECONDA PARTE: LA CAVALLERIA- LA SITUAZIONE IN EUROPA e in Inghilterra

APPUNTI DI STORIA SECONDA PARTE

Dalla Storia alla Letteratura: dai bellatores ai poemi cavallereschi

I bellatores costituirono la cavalleria, termine con cui si indicava il gruppo dei guerrieri di professione appartenenti alle classi sociali più elevate. I cavalieri, spesso idealizzati come “eroi”, aiutavano il principe o il signore da cui ricevevano l’investitura a difendere il popolo da attacchi nemici, ma anche da imboscate ordite da traditori interni, e a mantenere l’ordine sociale. A partire dal secolo XI, la Chiesa trasformò la cavalleria in una sorta di Militia Christi, cioè un “esercito di Cristo”, all’interno del quale il singolo cavaliere assurgeva al ruolo di miles Christi.

I cavalieri, infatti, ebbero il compito di difendere la fede cristiana ed i luoghi sacri ad essa legati. Questa funzione sacra e religiosa della cavalleria troverà la sua più importante realizzazione nelle Crociate, cioè nelle spedizioni militari organizzate a partire dall’XI secolo per la conquista di Gerusalemme e del Sacro Sepolcro caduti nelle mani dei Turchi (la prima crociata si ebbe tra il 1095 ed il 1099 e fu indetta dal papa Urbano II. Il termine “Crociate” deriva dal simbolo della croce che i soldati avevano come vessillo). A partire da questo periodo nacquero, in seno alla cavalleria, anche alcuni importanti ordini religiosi e militari:

         l’Ordine di San Lazzaro (preposto alla cura dei lebbrosi)

         l’Ordine degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, conosciuti anche come Cavalieri di Rodi e, in seguito, come Cavalieri di Malta (preposto alla cura dei pellegrini che si dirigevano nella Terra Santa)

         l’Ordine dei Templari (preposti alla sicurezza dei pellegrini che si recavano in Terra Santa per visitare i luoghi sacri)

         Ordine dei Cavalieri Teutonici, fondato in Palestina intorno al 1191.

Tutte queste associazioni di cavalieri, oltre che conquistare e difendere i luoghi sacri ed aiutare i pellegrini che andavano a visitarli, avevano anche il compito di curare i feriti e coloro che si ammalavano durante le Crociate o i pellegrinaggi. L’intervento della Chiesa, volto a rendere la Cavalleria una Militia Christi, fu molto importante perché pose fine alle violenze ed alle scorribande dei cavalieri, ponendoli al servizio dell’intera popolazione e, soprattutto, dei più deboli. Per questo motivo, la gente cominciò a considerare la Cavalleria come un qualcosa di meraviglioso e i cavalieri apparivano forti, coraggiosi, ma soprattutto generosi e leali.

Sorsero, attorno ad essi, numerose leggende avventurose ed eroiche e, in varie parti d’Europa, si svilupparono molti esempi di letteratura cavalleresca, cioè di composizioni in versi, anche piuttosto estese, che narravano le magnifiche ed intrepide gesta di eroici cavalieri. In Francia, ad esempio, nacquero le Chansons de geste, cioè “Canzoni di gesta” eroiche. Opere simili si affermarono in altre regioni europee.

Le diverse leggende costituirono la “fonte” primaria della letteratura cavalleresca, nell’ambito della quale possiamo individuare tre grandi gruppi o cicli :

a)    Ciclo Carolingio, in cui si rievocano le gesta eroiche dei cavalieri di Carlo Magno

b)    Ciclo Bretone o arturiano, di cui fa parte la leggenda di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda

c)     Ciclo Classico, ispirato alle leggende degli eroi omerici e dell’antichità classica

d)    In Spagna e in Germania si affermarono due importantissime opere: il “Cantare del mio Cid” e “La Canzone dei Nibelunghi”.

Diventare cavaliere non significava solo imbracciare le armi, ma implicava anche l’adesione ad un codice morale ed ideale di comportamento fondato sulla lealtà, sul coraggio e sulla generosità verso i più bisognosi. Tra le virtù del “cavaliere cortese” assunse un significato particolare l’amore, inteso come devozione nei confronti di una donna nobile e irraggiungibile. Un amore platonico, riservato, casto, nel nome del quale il cavaliere era disposto a compiere azioni nobili e valorose pur di conquistare il cuore della donna amata. Così, nel Ciclo bretone, Lancillotto è innamorato segretamente di Ginevra, ma continua a servire fedelmente il suo signore, il re Artù. Tra i due sentimenti (la devozione per re Artù e l’amore per Ginevra) non c’è incompatibilità, in quanto l’amore per la regina è puro e spirituale, sprona il cavaliere a nobili imprese e ne purifica l’animo.

Il nuovo volto dell’Europa e la nascita dei nuovi regni cristiani

Dopo le ultime invasioni, in Europa si affermarono nuovi regni cristiani: nell’ Est europeo si affermarono il regno di Ungheria, il regno di Polonia, il regno di Bulgaria e il regno di Russia, che ebbe come primo nucleo l’area del principato di Kiev e che subì l’influenza dei Bizantini, sul piano religioso ed economico. Nel Nord Europa si rafforzarono i regni già cristianizzati di Danimarca, Svezia e Norvegia. Il regno danese con Canuto il Grande (994 – 1035) conquistò, nel 1015, l’Inghilterra e, nel 1028, assunse anche la corona della Norvegia. I regni cristiani nell’est e nel nord dell’Europa protessero il continente da nuove invasioni e contribuirono a conferirgli quella connotazione etnica e geo – politica che assume ancora oggi. Nella penisola iberica, all’inizio del IX secolo, sotto il controllo dei musulmani si erano consolidati, nell’area centro – meridionale, il califfato di Cordova ed il regno di Granada; cristiani erano, invece, il regno di Leon, la Contea del Portogallo (distaccatasi dal regno di Leon alla fine del IX secolo), nell’area nord – occidentale, il regno di Castiglia, il regno di Navarra e il regno di Aragona, in prossimità dei Pirenei, nell’area centro settentrionale e nord – orientale, la Contea di Barcellona, poi conquistata dal regno di Aragona.  I regni cristiani iberici, tra il secolo IX e X, effettuarono delle incursioni nell’area islamizzata della regione. Gli effetti furono particolarmente evidenti nel corso del secolo XI, anche a seguito della debolezza politica del Califfato di Cordova. Ebbe così inizio la prima fase di quella che è stata definita la Reconquista, che si sarebbe protratta per diversi secoli, fino al 2 gennaio 1492 quando Ferdinando II di Aragona e Isabella I di Castiglia si impossessarono dell’ultimo baluardo islamico, il regno di Granada, unificando in unico stato i diversi regni spagnoli. Il territorio di Navarra venne annesso alla Spagna alcuni anni dopo, nel 1512. La situazione in Francia: dopo la morte di Carlo il Semplice, provocata nel 922 da una congiura di feudatari, ci furono diversi anni di anarchia e caos fino al 987, quando salì al potere Ugo Capeto (987 – 996) fondatore della dinastia capetingia. Tuttavia, anche in Francia, come altrove, il potere del re era fieramente contrastato dalla nobiltà locale. Le diverse signorie territoriali, come la contea di Bretagna, la contea di Provenza, il ducato di Normandia e il ducato di Borgogna, continuarono a mantenere una forte autonomia rispetto al potere centrale. Sarà solo a partire dal 1108, con i re taumaturghi, così definiti perché si riteneva che avessero il potere di far guarire le persone, in quanto incoronati e unti dal Signore, si ebbe un rafforzamento del potere centrale ai danni delle signorie feudali. (Luigi VI e Luigi VII). La situazione in Inghilterra: dopo la parentesi di Canuto il Grande (1015 – 1035), nel 1042, i sovrani anglosassoni ripresero il potere con Edoardo il Confessore (1042 –  1066), figlio del sovrano Etelredo l’Impreparato (che aveva combattuto contro Canuto il Grande) e di Emma di Normandia.

Figura 6: Sant’Edoardo III il Confessore (1002 – 1066). Fu venerato dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa anglicana. Beatificazione: Canonizzazione 1161, da Papa Alessandro III. Santuario principale Abbazia di Westminster, Londra.Ricorrenza 13 ottobre, 5 gennaio. Patrono di Re; matrimoni difficili; sposi separati; famiglia reale inglese

Dopo la sua morte, successe al trono il cognato Aroldo II. Guglielmo, nipote di Edoardo il Confessore e duca di Normandia, pretese per sé la corona inglese. Così, nel 1066, Guglielmo combatté contro Aroldo, sconfiggendolo nella battaglia di Hastings. Per questo successo fu definito Il Conquistatore. Regnò dal 1066 al 1087, introducendo nella monarchia inglese le usanze francesi e normanne, tra cui i rapporti vassallatico – beneficiari. Guglielmo rafforzò l’autorità del potere centrale, dividendo il territorio in contee, ponendo, però, gli sceriffi sotto il controllo di magistrati di nomina e fiducia regia, definiti giustizieri.

 

 

 

Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia (1035 – 1087) e re di Inghilterra (1035 – 1087). Ritratto immaginario risalente al 1620

Il potere monarchico viene ulteriormente rafforzato, nel corso del XII secolo, dal sovrano di origine francese Enrico II il Plantageneto (1154 – 1189) che provvide a rafforzare il suo potere anche in Francia.

 

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