I Franchi da Clodoveo a Carlo Magno

I Franchi da Clodoveo a Carlo Magno

In Gallia, una delle regioni più ricche dell’Occidente, si era costituito il Regno dei Franchi. I Franchi erano una popolazione germanica, comparsa intorno al III secolo d.C. sulle rive del fiume Reno, inizialmente divisa in tribù, guidate da capi militari, stanziatesi lungo i corsi dei fiumi Meno[1] e Reno[2]. Il termine  Franchi rimandava al concetto della libertà, e significava uomini liberi. I guerrieri franchi avevano impressionato i Romani per la loro alta statura, per i capelli rossi e per i lunghi baffi. Furono insediati presso la foce del Reno (in Gallia settentrionale) da Giuliano l’Apostata (361 – 363) e furono dall’imperatore integrati nell’Impero Romano con lo status giuridico di foederati. In quest’area della Gallia settentrionale si formarono due principali gruppi tribali: i Franchi Salii e i Franchi Ripuarii, o Renani[3].

Clodoveo (481 – 511), divenuto re negli ultimi anni del V secolo, diede alle tribù dei Franchi un primo importante assetto unitario e tra la fine del V secolo e l’inizio del VI secolo sconfisse Alamanni e Visigoti. Clodoveo apparteneva alla dinastia dei Merovingi, così chiamata dal capostipite Meroveo[4] (448 – 457).

Fondamentale fu per Clodoveo, dopo lo scontro con gli Alamanni, la conversione sua personale e del suo popolo al cattolicesimo, facilitata dal fatto che i Franchi erano ancora pagani. La conversione, voluta fortemente dalla moglie Clotilde, di fede cattolica, favorì l’integrazione tra i Franchi ed la popolazione Gallo – romana che rappresentava il 98% della popolazione.

In ambito politico, Clodoveo collaborò con l’aristocrazia gallo – romana (sia laica che ecclesiastica) per controllare in modo più ferreo non solo i territori conquistati.

Nel 510 Clodoveo fece codificare in forma scritta le leggi franche, note con il nome di Lex salica.[5] La legge salica proibiva anche le successioni femminili al trono nei territori delle terre saliche, ma non lo vietava espressamente per le successioni in altre regioni non saliche controllate dai Franchi.

Alla morte di Clodoveo, nel 511, il regno fu diviso tra i suoi figli in

1)    Neustria (tra il fiume Schelda e Loira) lungo la Senna, nella Gallia nord – occidentale. Parigi ne era la città principale.

2)  Austrasia, ad Est, lungo le valli della Mosa, della Mosella e del Reno, comprendente tutta la Gallia nord – orientale. I suoi centri principali erano Reims e Metz.

3)     Aquitania, in Francia centro e sud – occidentale, con capitale Poitiers.

4)     Borgogna, in Francia centro meridionale e sud – orientale, tra la Loira e il Rodano. Mâcon, Chalon, Sens, Auxerre, Tonnerre, Nevers erano i centri principali.

La monarchia merovingia entrò in crisi tra il VI ed il VII secolo a causa dei conflitti che opponevano l’aristocrazia locale al potere regio centrale. La figura dei re si indebolì sempre di più ed il potere venne esercitato dai maestri di palazzo. Inizialmente, costoro erano responsabili dell’amministrazione delle terre e del fisco e assistevano il re nell’esercizio del potere. Gradualmente, però, i maestri di palazzo finirono con il sostituirsi ai re[6], il cui ruolo divenne puramente simbolico. Tra i maestri di palazzo si distinse la personalità di Pipino  di Héristal,[7] che fu il primo esponente della dinastia dei Carolingi[8].

Pipino di Héristal divenne, nel 687, l’unico signore del regno dei Franchi, avendo riunificato sotto il suo potere i regni di Neustria e di Austrasia.

 

Nel 714, dopo la sua morte, la carica di maestro di palazzo, o maggiordomo, fu assunta da  Carlo Martello (piccolo Marte), figlio naturale di Pipino, che consolidò il regno dei Franchi. 

 

Nel 732, a Poitiers, Carlo Martello frenò l’avanzata degli Arabi[9] in Occidente[10].

Questo evento lo contraddistinse come paladino della cristianità.

Alla sua morte, nel 741, il regno fu diviso tra i due figli Carlomanno e Pipino il Breve. Carlomanno ottenne l’Austrasia, l’Alamannia e la Turingia, Pipino il Breve, invece, ottenne la Neustria, la Borgogna e la Provenza.

 

Tuttavia, nel 743, le proteste all’interno del regno indussero i due figli di Carlo Martello a restaurare l’unità del regno e a portare sul trono l’ultimo esponente della monarchia merovingia, Childerico III.

Dopo il ritiro dalla scena politica di Carlomanno, Pipino il Breve riuscì ad impadronirsi del titolo regio e depose, nel 752, Childerico, di cui era il maestro di palazzo, sostituendolo alla guida del regno dei Franchi (cfr. note 6 – 7). Il papa Stefano II riconobbe il nuovo sovrano ottenendone, nel 754, l’appoggio contro la politica espansionistica del sovrano longobardo Astolfo.

 

Nel 768, ormai vicino alla morte, Pipino divise il regno tra i suoi due figli Carlomanno e Carlo. Carlomanno, fautore di una politica non belligerante verso i Longobardi, morì tre anni dopo e Carlo si proclamò unico signore del regno (771). Nel 773 Carlo, invocato dal nuovo papa Adriano I, discese in Italia contro re Desiderio.

 

Carlo Magno e le sue campagne militari

 

Carlo governò, come re, dal 771 e, come imperatore, dall’800 fino all’814. Per la sue conquiste fu definito Carolus Magnus, Carlo il Grande, o Carlo Magno.

 

I fronti di guerra sui quali Carlo si impegnò furono quelli contro:

1)     I Sassoni nella Germania nord – orientale

2)     Gli Arabi in Spagna

3)     Gli Avari, in Pannonia a sud del Danubio

4)     I Longobardi in Italia

 

La guerra con i Sassoni si protrasse dal 772 all’ 805. I Sassoni erano una popolazione pagana della Germania settentrionale. Essi furono, però, piegati e convertiti definitivamente al cristianesimo solo nell’804. Nel 784 Carlo sconfisse anche i Frisoni che erano stanziati nell’attuale Olanda. La campagna militare contro i musulmani di Spagna iniziò nel 776 e durò circa un ventennio, al termine del quale Carlo riuscì a sottrarre agli Arabi, nell’ 801, solo la porzione di territorio compresa tra i Pirenei ed il fiume Ebro, area in cui costituì la marca di Spagna. In questo contesto rientra il celebre episodio dell’imboscata di Roncisvalle, del 778, in cui perse la vita Orlando, il più grande paladino di Carlo Magno. Questo episodio, anche se di non primaria importanza, entrò di diritto nell’epopea franca e fu tramandato oralmente e, poi, per iscritto, nelle epoche successive.

Carlo, infine, tra il 795 ed il 796, sottomise e convertì al cristianesimo gli Avari, popolo proveniente dall’Asia centrale ed insediatosi tra l’Austria e il Friuli.

L’imposizione della conversione al cristianesimo  caratterizzò in senso fortemente religioso l’espansionismo franco – carolingio. Ciò dipese sia da ragioni legate all’opportunità di mantenere buoni rapporti con la Chiesa, sia da ragioni di carattere strettamente personale: Carlo fu effettivamente un fervente cattolico. Anzi, come scrisse il monaco inglese Alcuino di York (735 – 804), fu cattolico per la fede, re per il potere, pontefice per la predicazione. Il sovrano, tuttavia, contrariamente a quanto accadeva a Bisanzio, non confuse mai il potere politico con quello spirituale e si presentò sempre come un fedele paladino e servitore della Chiesa.

 

Carlo imperatore del Sacro Romano Impero

 

La svolta per la storia europea e per quella personale di Carlo ci fu nel Natale dell’800. Durante la messa del giorno di Natale di quell’anno, infatti, Carlo venne incoronato e proclamato imperatore dal pontefice Leone III a Roma nella Basilica di San Pietro.

Nasceva, così, per volontà di Leone III e di Carlo, il Sacro Romano Impero che si ricollegava idealmente al glorioso impero romano d’Occidente dissoltosi nel 476.

 

L’evento fu tanto più straordinario, in quanto per la prima volta, dal 476 d.C., il titolo di imperatore dei Romani venne assunto non dal sovrano di Bisanzio, ma da un monarca occidentale. Le fonti franche ed il biografo Eginardo sostengono che Carlo fu sorpreso ed addirittura contrariato per la sua incoronazione imperiale, tuttavia l’evento fu concordato e preparato con cura dal re carolingio e dal pontefice. Tra le due personalità, del resto, si erano stabiliti dei rapporti che andavano al di là della sfera meramente politica. Difatti, Leone III, eletto nel 795, proveniva da umili origini e ciò lo aveva messo in contrasto con l’aristocrazia e con il clero. Nel 799, durante una processione, Leone fu addirittura disarcionato dal suo cavallo. Fu catturato da alcuni congiurati, che cercarono di cavargli gli occhi e di strappargli la lingua per renderlo inadatto a svolgere il suo ruolo, riuscì miracolosamente a fuggire e fu ospitato da Carlo a Paderbon, in Sassonia, dove in quel periodo stava combattendo. È probabile, dunque, che dietro la proclamazione imperiale di Carlo ad opera del papa vi fosse anche la necessità per il pontefice di sdebitarsi con il suo salvatore. Tuttavia, al di là dei rapporti personali, con questo gesto Leone rafforzò la sua posizione, sia perché si smarcava definitivamente dall’influenza bizantina, avendo egli stesso proclamato un nuovo imperatore d’Occidente, sia perché da quel momento l’investitura imperiale sarebbe stata concessa da un pontefice. In pratica, questo rituale indicava che il potere imperiale discendeva da Dio e dal suo più alto rappresentante sulla Terra, cioè il Papa. Venne consolidata e ufficializzata, in tal modo, quell’influenza che già in passato il pontefice aveva esercitato anche in ambito politico e militare. Si costituirono, così, i due grandi poteri universali che avrebbero dominato, spesso scontrandosi, la storia europea durante tutto il Medioevo. Carlo, da parte sua, assumendo l’autorità imperiale, si poneva in aperto contrasto con l’imperatore d’Oriente. A quel tempo, però, il trono era ricoperto da una donna: Irene, madre di Costantino VI, di cui teneva la reggenza.  Solo nell’ 812 l’imperatore bizantino, Michele I, riconoscerà Carlo Magno come imperatore e augusto, ma non come imperatore dei Romani. In cambio Carlo assunse l’impegno di non occupare Venezia e di porre fine alle ostilità nei confronti degli interessi bizantini in Veneto, Istria e Dalmazia. L’intesa fu ratificata con il Trattato di Aquisgrana.

 


note al testo

 

[1] Lungo, 524 km. È un affluente destro del Reno, percorre la Germania  da est ad Ovest.

[2] Lungo 1232 km. Il nome deriva da una radice indoeuropea che significa scorrere. Con il Danubio costituiva il confine settentrionale dell’Impero Romano. Segna, oggi, il confine tra Germania, Olanda, Svizzera e Francia.

[3] Il termine Salii potrebbe derivare dal nome di un lago salato olandese (provenienti dal lago salato Issel (Salato). L’intera zona circostante, infatti, è definita Saaland: Terra del sale. Il termine Ripuarii  indica, invece, i Franchi che abitarono lungo il medio corso del Reno, stanziati presso le città di Treviri e Colonia e deriva da ripa.

[4] Su Meroveo, il fondatore della dinastia da cui sarebbe derivato il glorioso regno dei Franchi, non ci sono molte notizie e la sua stessa origine è avvolta nel mistero. Secondo una leggenda, Meroveo nacque da un mostro marino, chiamato quinotauro.

[5] Questa legge, che prende la denominazione dai Franchi Salii, vietava la vendetta personale, stabilendo della ammende in proporzione alla gravità del reato ed alla classe sociale di appartenenza. Ad esempio, l’omicidio di un non franco era punito con una multa di 67 scellini, l’assassinio di un franco di libera condizione era sanzionato con un’ammenda di 200 scellini.

[6] I sovrani di questa fase storica sono stati definiti « rois fainéants », cioè re fannulloni. Questa espressione fu coniata da Eginardo, biografo di Carlo Magno, vissuto tra il 775 e l’ 840. L’epoca dei re fannulloni si protrasse dal 639 con il re  Dagoberto I al 751 con il re Childerico III. Questi fu spodestato e fatto arrestare dal suo maggiordomo Pipino il Breve.

[7] Pipino di Héristal era chiamato anche Pipino II, poiché fu il secondo dei tre Maestri di palazzo a portare questo nome, dopo Pipino di Landen e prima di Pipino il Breve (dinastia dei Pipinidi).

[8] Sarà chiamata così da Carolus, cioè dal nome di Carlo Magno che ne fu il più autorevole rappresentante.

[9] Dopo aver cercato senza successo, tra il 668 – 669, di conquistare Costantinopoli, gli Arabi avviarono una massiccia campagna di espansione in Occidente. Intorno al 670, iniziò la conquista dell’Africa Settentrionale. Nel 711, un esercito guidato da Tariq ibn Ziyad, governatore di Tangeri, avviò l’occupazione della Spagna, che fu realizzata in cinque anni. Lo Stretto di Gibilterra, che segna il confine tra la Spagna e l’Africa settentrionale, prende il nome dall’espressione Djebel Tariq, “montagna, o terra, di Tariq”.

[10] L’espansione araba durò dal 632 al 750 e avvenne in due fasi: la prima fase si svolse sotto la guida dei califfi elettivi. L’ultimo dei califfi fu Alì (656 – 661). Alla sua morte l’Islam si divise in Sciiti e Sunniti. La seconda fase avvenne sotto la dinastia degli Omayyadi.

Nella prima fase, gli Arabi si mossero verso il Vicino Oriente, l’Egitto e la Persia. Ad una ad una, capitolarono città importanti come Damasco, Gerusalemme e Ctesifonte (capitale della Persia).

Il primo califfo, Abu Bakr (632 – 634), sconfisse le truppe bizantine stanziate in Siria. Il suo successore, Omar (644 – 634), completò la conquista della Siria. Poi occupò l’Egitto e la Palestina (che appartenevano all’impero bizantino) e la Mesopotamia (che apparteneva ai Persiani). L’impero persiano fu definitivamente sottomesso nel 651 dal terzo califfo, Othman (644 – 656), che occupò anche la costa settentrionale dell’Africa fino alla città di Tripoli.

Fu più volte attaccata anche Costantinopoli, ma senza successo. Nella seconda fase (661 – 750), gli Arabi occuparono l’Asia, il Nord Africa e la Spagna. 

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