Roma: le prime battaglie fino allo scontro con i Galli di Brenno

 

Roma: le prime battaglie fino allo scontro con i Galli di Brenno

 

508 a.C.: Il primo trattato con Cartagine

Il ruolo e l’importanza di Roma dovettero apparire ben chiari fin dal 508 a. C, dalmomento che la città tiberina stipulò un trattato con la grande potenza del Mediterraneo, Cartagine. Questo trattato, condiviso e controfirmato dalla città fenicia, stabiliva le sfere di influenza delle due città. Questo il testo riportato da Polibio:

«  ἐπὶ τοῖσδε φιλίαν εἶναι Ῥωμαίοις καὶ τοῖς Ῥωμαίων σύμμαχοις καὶ Καρχηδονίοις καὶ τοῖς Καρχηδονίων σύμμαχοις μὴ πλεῖν ‘Ρωμαίους μηδὲ τοὺς Ῥωμαίων συμμάχους ἐπέκεινα τοῦ Καλοῦ ἀκρωτερίου, ἐὰν μὴ ὑπὸ χειμῶνος ἢ πολεμίων ἀναγχασθῶσιν ἐὰν δέ τις βίᾳ κατενεχθῇ, μὴ ἐξέστω αὐτῷ μηδὲν ἀγοράζειν μηδὲ λαμβάνειν πλὴν ὅσα πρὸς πλοίου ἐπισκευὴν ἢ πρὸς ἱερά, ἐν πέντε δ’ἡμέραις ἀποτρεχέτω. Τοῖς δὲ κατ’ἐμπορίαν παραγινομένοις μηδὲν ἔστω τέλος πλὴν ἐπὶ κήρκι ἢ γραμματεῖ. Ὅσα δ’ ἂν τούτων παρόντων πραθῇ, δημοσίᾳ πίστει ὀφειλέσθω τῷ ἀποδομένῳ, ὅσα δ΄ἂν ἢ ἐν Λιβύῃ ἢ ἐν Σαρδόνι πραθῇ. Ἐὰν Ῥωμαίων τις εἰς Σικελίαν παραγίγνεται, ἧς Καρχηδονίοι ἐπάρχουσι, ἴσα ἔστω τὰ Ῥωμαίων πάντα. Καρχηδόνιοι δὲ μὴ άδικείτωσαν δῆμον Ἀρδεατῶν, Ἀντιατῶν, Λαρεντίνων, Κιρκαιιτῶν, Ταρρακινιτῶν, μηδ’ἄλλον μηδένα Λατίνων, ὅσοι ἂν ὑπήκοοι ἐὰν ὡς πολέμιοι εἰς τὴν χώραν εἰσελθῶσιν, ἐν τῇ χώρᾳ μὴ ἐννυκτερευέτωσαν. »

« A queste condizioni ci sia amicizia fra i Romani e gli alleati dei Romani e i Cartaginesi e gli alleati dei Cartaginesi: né i Romani né gli alleati dei Romani navighino al di là del promontorio Bello, a meno che non vi siano costretti da una tempesta o da nemici. Qualora uno vi sia trasportato a forza, non gli sia permesso di comprare né prendere nulla tranne quanto gli occorre per riparare l’imbarcazione o per compiere sacrifici, e si allontani entro cinque giorni. A quelli che giungono per commercio non sia possibile portare a termine nessuna transazione se non in presenza di un araldo o di un cancelliere. Quanto sia venduto alla presenza di costoro, se venduto in Libia o in Sardegna sia pagato al venditore sotto la garanzia dello stato. Qualora un Romano giunga in Sicilia, nella parte controllata dai Cartaginesi, siano uguali tutti i diritti dei Romani. I Cartaginesi non commettano torti ai danni degli abitanti di Ardea, Anzio, Laurento, Circei, Terracina, né di alcun altro dei Latini, quanti sono soggetti; nel caso che quelli non soggetti si tengano lontani dalle loro città: ciò che prendano, restituiscano ai Romani intatto. Non costruiscano fortezze nel Lazio. Qualora penetrino da nemici nella regione, non passino la notte nella regione. »

Ai Romani, dunque, non era consentito superare il Promontorio Bello. Questo promontorio delimitava il golfo di Cartagine e corrispondeva o al Capo Bon (ad est di Cartagine, in Tunisia, che era collegato molte migliaia di anni fa alla Sicilia e che fungeva da collegamento e da ponte tra Europa ed Africa) o al Capo Farina (a nord -ovest di Cartagine). Non era loro consentito neppure condurre affari commerciali in Africa e in Sardegna senza la presenza di un funzionario della città punica.

Nella Sicilia cartaginese, tuttavia, Roma e Cartagine avevano gli stessi diritti.

Cartagine rivendicava a sé, in Italia, la Sardegna e la Sicilia occidentale. Si impegnava, tuttavia, a non danneggiare le popolazioni del Lazio e a non intaccare gli interessi romani in questa regione. In tal modo, Roma vide riconosciuta la sua posizione nel Lazio in cambio dell’impegno a rispettare l’impero commerciale di Cartagine nel Mediterraneo. Questo trattato, rinnovato nei secoli successivi, dimostra che Roma giocò fin dall’inizio un ruolo importante sullo scenario internazionale.

Guerre difensive

In concomitanza con gli scontri sociali interni tra patrizi e plebei, Roma dovette affrontare dure prove militari contro le città del Lazio e dell’Italia centrale.

  1. Gli etruschi della città di Chiusi (Chiusi in lat. Clusium, in etrusco Clevsi, attualmente in provincia di Siena, fondata da Cluso, figlio di Tirreno.) governati dal re Porsenna, occuparono per breve tempo la città di Roma. Alcuni fanno risalire lo scontro al principio del V secolo, altri al 506 a.C..

  2. Più impegnativo fu lo scontro con i Latini delle città di Tuscolo, Aricia e Lanuvio, coalizzate in una Lega. Queste cercarono di ostacolare l’espansione di Roma nella regione. Lo scontro frontale si ebbe nel 496 a.C. presso il Lago Regillo. La vittoria di Roma fu ratificata, nel 493 a.C., dal foedus Cassianum (così chiamato dal nome del console romano Spurio Cassio firmatario dell’accordo), che spingeva le città latine all’accordo con Roma e sanciva di fatto l’entrata di Roma nella Lega Latina. Questa Lega Latina sarà sciolta dai Romani nel 338 a.C. Dopo la prima guerra sannitica e dopo la cosiddetta guerra latina.

  3. Un altro scontro si ebbe con gli Equi, i Sabini ed i Volsci, che avevano più volte minacciato Roma. Anche in questo caso, Roma prevalse e sconfisse i nemici presso il Monte Algido, vicino a Tuscolo, nel 431 a. C..

  4. Lo scontro con Veio

    Di fondamentale importanza fu lo scontro con la città etrusca di Veio. La sua posizione geografica era importantissima: essa controllava tutta la riva destra del Tevere e i giacimenti di sale che ivi si trovavano. Inoltre fungeva da collegamento tra il Lazio, la Campania e l’Etruria.

    Lo scontro decisivo si ebbe tra il 405 ed il 396. Veio fu conquistata da Roma soltanto dopo dieci anni di assedio e con un inganno ordito dal dittatore Marco Furio Camillo. I Romani, comandati dal dittatore Furio Camillo, avevano scoperto l’esistenza di un vecchio pozzo che passava sotto la città e dopo averlo sgombrato l’utilizzarono per attaccare i nemici alle spalle. Dopo la caduta di Veio il dittatore autorizzò il saccheggio: furono depredate di ogni bene le case private, i palazzi, i templi e gli edifici pubblici. Il dittatore fece vendere all’asta tutti i veienti e si impadronì degli oggetti d’oro di notevole pregio, nonché delle pesanti porte di bronzo della città. Le splendide terrecotte che ornavano il tetto del tempio di Veio (tra cui menzioniamo il famoso Apollo), furono abbattute o distrutte dai legionari romani, ma risparmiate dal saccheggio perché di scarso valore economico. La caduta di Veio provocò, come scrive Livio, un indicibile entusiasmo nella città di Roma.

    Per la durata e le modalità dell’assedio, Veio fu definita la Troia degli Etruschi. A Roma affluì l’imponente bottino di guerra che servì, poi, a placare l’orda dei Galli che si riversò a Roma dopo aver messo in rotta l’esercito romano presso il fiume Allia, che scorreva lungo la via Salaria, nel 390 a.C.. Con la distruzione della città, qualcuno suggerì che sarebbe stato opportuno ritirarsi a Veio, ma fu la tenacia di Camillo ad impedire l’esodo e ad esortare i Romani a ricostruire la loro città.

  5. Il metus Gallicus

    Non c’era neppure stato il tempo di celebrare il trionfo che Roma dovette affrontare l’arrivo dei Celti o Galli, di provenienza incerta (Alcuni la riconducono all’area compresa tra Germania, Francia, Austria e Svizzera). Nel 390 a.C., una tribù di Galli Sènoni, comandata da Brenno occupò Roma, dopo aver devastato l’Etruria.

    Roma fu incendiata e soltanto un compromesso, fondato sul pagamento di un ricco riscatto, evitò la distruzione completa della città. La tradizione romana afferma che i nemici furono sconfitti dal coraggio dei Romani guidati ancora una volta da Furio Camillo. Ma, in realtà, il pagamento di un elevato compenso sembra cosa acclarata.

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