Cancro: siamo ad una svolta?

 
Cancro: siamo ad una svolta?
 
 
WASHINGTON – La lotta contro il cancro potrebbe essere ad un punto di svolta importante: per la prima volta è stata scoperta negli Usa una tecnica per individuare agenti farmaceutici capaci di attaccare selettivamente le cellule staminali dei tumori, considerate da molti lo ‘zoccolo duro’ del cancro, senza colpire le altre cellule. Lo riporta oggi il New York Times, presentando la ricerca condotta al Broad Institute, nato dalla collaborazione tra Harvard University e Massachusetts Institute of Technology. Qui i ricercatori hanno studiato 16.000 elementi chimici, inclusi tutti gli agenti chemioterapeutici approvati dalla Food and Drug Administration. Sono riusciti a isolarne 32 capaci di agire esclusivamente sulle staminali malate: di questi agenti, però, solo uno è attualmente approvato come farmaco contro il cancro. Secondo la cosiddetta ‘teoria delle staminali cancerogene’, la crescita dei tumori è dovuta principalmente alle cellule staminali malate, che per ragioni ancora da chiarire hanno mostrato di resistere ai trattamenti standard. La chemioterapia, ad esempio, sarebbe in grado di uccidere fino al 99% delle cellule tumorali, ma le staminali rimanenti potrebbero sempre provocare una ricomparsa del cancro o una sua diffusione ad altri tessuti. A differenza delle cellule mature, le staminali hanno la capacità di rinnovarsi costantemente.

La loro funzione naturale é quella di ricostituire i tessuti danneggiati. Ma a volte, secondo i ricercatori, possono ‘impazzire’. Intervengono cioé mutazioni genetiche tali da farle diventare origine del cancro. Secondo il direttore del Centro di ricerca, Eric S. Lander, la scoperta "apre nuove prospettive nella lotta ai tumori, perché combina cure tradizionali a farmaci specifici per le staminali. In questo modo tutte le cellule tumorali possono essere colpite. C’é il potenziale per un vero Rinascimento nella lotta contro il cancro". Uno dei vantaggi è quello di abbassare l’intensità dei trattamenti chemioterapeutici, limitando così gli effetti collaterali. "Attaccando solo le cellule staminali – ha spiegato il dottor Piyush B. Gupta, a capo dello studio – si possono diminuire le dosi di chemioterapia per i malati". La teoria delle staminali cancerogene non è però accettata pacificamente da tutti i settori della ricerca americana. Alcuni studi sul melanoma, ad esempio, mostrano che le staminali potrebbero comporre fino al 100% delle cellule malate, e ciò metterebbe in crisi la presunta inefficacia della chemioterapia su questo tipo di cellule. Altri contestano l’idea per cui le cellule tumorali mature siano in grado di riconvertirsi in staminali, aggirando gli agenti attualmente riconosciuti. "In ogni caso – ha commentato Bert Vogelstein, genetista di spicco alla Johns Hopkins University – il nuovo metodo di screening è estremamente interessante, poiché c’é ancora qualcosa nei farmaci oggi in uso che si rifiuta di funzionare come noi tutti vorremmo".

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