Oggi abbiamo letto….

Oggi abbiamo letto…

Oggi, lunedì 24 novembre, abbiamo letto ed appreso qualcosa di molto importante, qualcosa che qualcuno non si sarebbe aspettato di leggere, di apprendere o di vedere.

Mi riferisco, in parte, alle parole del Presidente del Consiglio, riportate dagli organi di stampa italiani, relative al tragico crollo registratosi nel Liceo Scientifico Darwin di Rivoli che ha causato la morte del diciassettenne Vito Scafidi. In parte, però, mi ricollego anche alle dichiarazioni di Bertolaso.

Il Premier ieri ha definito sciagura del Darwin una "drammatica fatalità", aggiungendo che "poteva succedere anche in un’abitazione".

Il sottoscritto non ha la minima competenza in materia, per cui ritiene opportuno, per correttezza, non formulare giudizi in merito a questa tragica vicenda.

Ignaro di come siano andate veramente le cose, ritengo che sia opportuno attendere l’esito delle indagini.

Mi limito, in questo post, a ricordare quanto si legge oggi su http://www.repubblica.it: secondo l’allarme di Bertolaso, il 50% delle scuole è a rischio. Anzi, 22.800 scuole delle scuole pubbliche su 42.000 risultano non a norma.

E’ un dato che dovrebbe farci riflettere di più sul problema dell’edilizia scolastica.

Posto qui l’articolo contenente le dichiarazioni di Bertolaso:

Il capo della Protezione civile: "Troppa burocrazia, non sappiamo come spendere
i soldi"
"Dopo San Giuliano stanziati 500 milioni. Ma solo dopo 6 anni quei
fondi sono stati spesi"

Sicurezza, l’allarme di Bertolaso
"Un istituto
su due è a rischio"

"Secondo i nostri calcoli servirebbero 4 miliardi di
euro per rimettere in sesto gli istituti italiani"
di PAOLO GRISERI


I vigili del fuoco al lavoro dopo il crollo del soffitto
al liceo Darwin di Rivoli

TORINO
– Una su due non ce la fa. Una su due è potenzialmente a rischio. I tecnici
della Protezione civile disegnano una mappa inquietante: 22.800 scuole pubbliche
su 42.000 non sono a norma. Sono edifici progettati senza tenere conto dei
criteri antisismici in zone dove i terremoti sono frequenti.

Un elenco
di cui non fanno parte licei come quello di Rivoli, che non è in zona sismica,
dove si è verificata la tragedia di sabato. Mariastella Gelmini ha promesso di
intervenire subito sulle 100 scuole più a rischio. L’elenco, dicono alla
Protezione civile, si sta definendo in questi giorni. E si capisce che non verrà
reso noto per evitare di moltiplicare la paura. Ma quanto costa rimettere in
sesto tutte le scuole italiane? Guido Bertolaso, sottosegretario alla Protezione
civile, allarga le braccia: "Secondo i nostri calcoli ci vogliono 4 miliardi di
euro. Sa qual è il problema principale? Se oggi ci fossero tutti insieme, quei
soldi non sapremmo come spenderli". Un paradosso: è la storia di questi anni a
confermarlo.

Per spiegare l’assurdità Bertolaso parte da un drammatico
ricordo personale: "Non dimenticherò mai la notte di San Giuliano, il 31 ottobre
del 2002. Ero là con i soccorritori. Il vigile del fuoco davanti a me estraeva i
corpi da sotto le macerie. Diceva solo ‘vivò quando c’era qualche speranza di
salvare un bambino. Non ce l’hanno fatta in 27. Quella notte ci siamo detti
tutti che non si poteva accettare quella tragedia senza reagire". Tra il 2002 e
il 2003 vennero stanziati 500 milioni di euro "ma solo all’inizio di quest’anno
quei fondi sono stati spesi concretamente". Sei anni, uno scandalo. Il
sottosegretario racconta: "Prima abbiamo dovuto attendere che i due ministeri
competenti, quello della Pubblica istruzione e quello dei Lavori Pubblici, si
mettessero d’accordo sui criteri per scegliere le scuole da ristrutturare. Poi è
stato necessario il via libera del Cipe. Poi la palla è passata alle Regioni,
alle Province, ai Comuni e alle Province autonome. Così i lavori sono partiti
tra la fine del 2007 e l’inizio di quest’anno. Lei ha idea che cosa succederebbe
se arrivassero domani i 4 miliardi necessari?".


La scorciatoia per superare le lungaggini ci sarebbe.
Proporla a Bertolaso, commissario per i rifiuti di Napoli, è scontato. Ma il
sottosegretario non ci sta. Parafrasa Brecht: "Beato il paese che non ha bisogno
di commissari". E spiega: "Più che un unico commissario per le scuole, sarebbe
utile che gli assessori regionali ai lavori pubblici venissero nominati
responsabili della sicurezza. Se si individua un responsabile in ogni regione i
tempi si accorciano". L’altro accorgimento "è quello che si sta seguendo: invece
di un unico stanziamento si tratta di destinare una quota significativa ogni
anno per precedere gradualmente alla messa in sicurezza delle scuole". Dal 2002
a oggi sono state censite 3.000 scuole sulle 57 mila italiane (a quelle
pubbliche vanno aggiunte le 15 mila private). E gran parte di quelle 3.000
scuole sono a norma solo per il 30-40 per cento dello standard previsto dalle
leggi. Un quadro preoccupante. Tra tante cifre Bertolaso sintetizza: "Dovremmo
poter intervenire in tempi brevi su almeno 15 mila scuole per metterle in
sicurezza. Ma non possiamo mai abbassare la guardia. Quella di Rivoli non è una
scuola fatiscente: forse non sarebbe mai rientrata nei nostri elenchi".

(24 novembre
2008)

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