La guerra del Peloponneso e relativa cronologia

                                                           

           La guerra del Peloponneso

 

Nonostante la “pace trentennale” conclusa tra Atene e Sparta nel 446 a. C., il conflitto tra le due grandi poleis del mondo greco non potè essere evitato. Esso scoppiò in tutta la sua devastante violenza nel 431 a. C. e, fatta eccezione per una breve tregua, nota come “pace di Nicia”, si protrasse fino al 404 a.C. .

Ebbe, dunque, una durata di circa venticinque anni, periodo durante il quale un’intera generazione nacque, crebbe e divenne adulta convivendo con la cupa atmosfera di un conflitto dalla portata eccezionale.

 

Il primo grande scrittore che ne comprese subito l’eccezionalità fu Tucidide, storico, ma anche generale e uomo politico ateniese. Egli, nella parte introduttiva de La guerra del Peloponneso, scriveva: Tucidide di Atene racconta la guerra sorta tra le città del Peloponneso e Atene, con le sue varie vicende. Cominciò a scriverla subito, ai primi indizi di ostilità, prevedendo che sarebbe stata importante e la più degna di considerazione tra tutte […], questo fu certamente il più grave sconvolgimento che sia mai avvenuto per i Greci. Tucidide, dunque, costituisce la fonte più importante del conflitto, almeno fino agli eventi del 411. Soprattutto, a lui dobbiamo l’analisi delle cause (di quelle occasionali, ma anche di quelle remote) che furono alla base del conflitto.

 

Così, se per causa occasionale possiamo intendere, tra le altre, il cosiddetto decreto megarese, con cui Pericle impose l’esclusione di Megara, città alleata di Sparta, dai porti e dai mercati della lega delio – attica, le cause remote del conflitto possono essere individuate 1) nel crescente imperialismo ateniese; 2) nel timore della stessa Sparta che Atene potesse acquisire il controllo di tutta la Grecia, in palese contrasto con le clausole della pace trentennale del 446 a. C.; 3)  nel profondo conflitto politico – ideologico tra il sistema di governo oligarchico, vigente in Sparta e nelle poleis filo – spartane, e la democrazia ateniese. Il timore che Atene, in caso di vittoria, avrebbe addirittura potuto imporre un unico stato territoriale greco sotto la sua egida, annullando di fatto l’autonomia delle singole poleis, era molto forte e spinse la città lacedemone a farsi paladina dell’autonomia delle città – stato.

 

Antefatti della guerra (433 – 431)

 

Tra gli antefatti, o meglio tra le cause occasionali della guerra, abbiamo la rivalità tra Atene e Corinto.

 

Questa città, collocata sull’Istmo di Corinto, vedeva sempre più minacciate le sue attività commerciali con la Sicilia e l’Italia meridionale dalla concorrenza di Atene, che rivolgeva le sue mire verso le stesse località. Che non si trattasse solo di una rivalità di natura commerciale ed economica, ma anche politica, lo dimostra l’episodio dello scontro fra Atene e Corinto per l’isola di Corcira (oggi Corfù), snodo fondamentale per le rotte commerciali verso la Magna Grecia. Corcira, colonia di Corinto, entrò in guerra con la sua madrepatria ed ottenne l’intervento militare, in suo sostegno, di Atene.

 

Un altro momento dello scontro tra Atene e Corinto riguardò la città di Potidea, situata nella penisola Calcidica (area dell’Egeo settentrionale). Fondata dai Corinzi, Potidea era entrata, come altre città delle aree costiere, nella lega delio – attica. Ciò nonostante, contrariamente a Corcira, aveva continuato ad avere buoni rapporti con la madrepatria, dalla quale ogni anno giungevano  degli speciali magistrati, definiti “epidemiurghi”. Sull’onda del conflitto già in atto con Corinto per la città di Corcira, Pericle ordinò a Potidea di espellere gli epidemiurghi e di demolire il  muro meridionale che la rendeva inespugnabile. Per tutta risposta, Potidea, con l’appoggio di Corinto e del re macedone Perdicca, fuoriuscì dalla lega di Delo, ponendosi in aperto contrasto con Atene.

 

Infine, una terza fase dello scontro tra Atene e Corinto si ebbe quando, nel 432, Atene promulgò il Megarikon  yhfisma (megarikòn psèfisma), cioè il decreto megarese, con cui Pericle introdusse il divieto assoluto per le città della sua lega di relazioni commerciali con Megara, città alleata di Corinto, che era, a sua volta alleata con Sparta.

 

Nel corso di un’assemblea della lega peloponnesiaca, tenutasi nell’inverno del 432 / 431 a.C., Sparta, non ancora intenzionata a combattere in campo aperto con Atene, intimò a Pericle di ritirare il decreto. Il rifiuto di Pericle rese non più procastinabile la guerra.

 

431 – 421: prima fase dello scontro : la guerra archidamica

 

La fase iniziale della guerra vede i seguenti schieramenti: Sparta, potenza terrestre, dotata di un forte esercito di terra; Atene, grande potenza navale.

 

(cliccare sulla cartina per ingrandirla – tratta da Wikipedia) 

 

 

Alleate di Sparta erano la Macedonia, Delfi, Tebe, Megara, la regione del Peloponneso, nonché, in Italia, Siracusa, Gela, Selinunte, Messina.

 

Alleate di Atene erano la Tessaglia, l’Eubea, l’Attica, la penisola Calcidica e le poleis situate lungo le aree costiere della Tracia e dell’Asia Minore. In Italia, Atene poteva contare sull’amicizia di Segesta, Naxos, Catania, Camarina, Reggio, Cuma e Napoli.

 

La guerra vera e propria ebbe inizio con il progetto di occupazione della città di Platea, alleata di Atene, da parte di Tebe, città legata, invece, a Sparta. I Plateesi, sostenuti da Atene trucidarono gli opliti tebani già entrati nella città. Per ritorsione, l’esercito di terra della lega peloponnesiaca invase l’Attica, con i suoi 40.000 uomini contro gli appena 16.000 soldati di Atene e città alleate.

 

L’assedio era guidato dal re spartano Archìdamo e, pertanto, questa prima fase del conflitto viene definita guerra archidamica: i Peloponnesiaci, però, dovettero limitarsi a saccheggiare campagne e villaggi abbandonati su consiglio di Pericle, mentre gli Ateniesi, per ritorsione, reagirono con la devastazione delle coste del Peloponneso, sostenuti dalla potente flotta della lega delio – attica.

 

Pericle, come abbiamo già detto, fece evacuare le campagne dell’Attica, raccogliendone la popolazione dentro le mura della città. Lo stratega ateniese, ritenendo che la salvezza dell’Attica non potesse giungere dalla difesa delle campagne, ma dal mare, decise di evitare lo scontro aperto con Sparta, troppo forte sulla terraferma, per effettuare incursioni contro i nemici. Il piano era quello di logorare la città avversaria con una guerra di lunga durata, dal momento che, essendo Sparta più debole di Atene sul piano economico, non avrebbe potuto affrontare le spese di un conflitto di lunga durata.

 

La strategia di Pericle, tuttavia, non potè essere realizzata in pieno, in quanto una terribile peste, scoppiata in Atene nel 430, lo privò, nel 429, della vita, insieme a molti suoi concittadini.

 

Probabilmente, proprio la scomparsa dell’uomo che aveva fino a quel periodo guidato con successo la politica ateniese fu una delle ragioni della sconfitta finale di Atene. I successori, infatti, non avrebbero dimostrato le sue stesse capacità.

A Pericle subentrò Cleone, spregiudicato sostenitore della guerra ad oltranza e molto criticato dagli intellettuali del tempo ed in modo particolare dal commediografo Aristofane, perché cavalcava spesso, e in modo demagogico, le istanze e gli interessi del demos.

 

Dal 429 al 426 non ci furono risultati di rilievo, anzi la guerra venne assumendo, in quegli anni, un ritmo piuttosto monotono, che vedeva ogni estate Sparta invadere la campagna dell’Attica per poi ritirarsi, con l’avvicinarsi dell’inverno.

 

Occorre, però, ricordare la defezione, avvenuta nel 428, della città di Mitilene, capoluogo dell’isola di Lesbo, dalla lega delio – attica. Molto violenta, foriera per giunta di ulteriori conseguenze, fu la reazione di Atene che fece uccidere molti uomini di Mitilene, mentre fece vendere come schiavi donne e bambini. Altrettanto spietata fu la reazione degli Spartani, che occuparono Platea e uccisero gran parte della popolazione.

 

Un anno di svolta fu, invece, il 425 a. C., quando gli Ateniesi, guidati dallo stesso Cleone, conquistarono l’isola di Sfacteria, prospiciente la costa del Peloponneso, catturando il presidio spartano che ne controllava il territorio e che era stato inviato in quell’area in seguito alla scoperta di un tentativo di Atene di sollevare a Pilo, in Messenia, una rivolta antispartana.

 

Sparta rispose mandando un contingente, guidato da Bràsida, contro le colonie ateniesi della Grecia settentrionale. Bràsida riuscì a conquistarle, occupando, in particolare, la colonia di Anfipoli, la cui perdita tolse ad Atene il controllo delle miniere d’oro del monte Pangeo. Nel conflitto trovarono la morte, nel 422, ad Anfipoli, gli stessi Brasida e Cleone.

 

La scomparsa, in entrambi gli schieramenti, dei due generali più oltranzisti, permise ai sostenitori della pace di prevalere. Fu così che, nel 421, si giunse alla pace di Nicia, così chiamata dal nome del politico ateniese, esponente della fazione conservatrice filospartana. Essa prevedeva il ritorno alla situazione territoriale preesistente allo scoppio del conflitto, con la restituzione dei territori conquistati nei dieci anni appena trascorsi di guerra.

 

421 – 413:  La pace “inesistente” e la seconda fase della guerra

 

In una situazione in cui nessuna delle grandi città si mostrava disponibile a cedere i territori conquistati nei primi dieci anni di guerra, in Atene tornò a prendere il sopravvento la fazione democratico – radicale, guidata da Ipèrbolo, poi ostracizzato nel 417. Ma un nuovo e più importante esponente si affacciò prepotentemente sulla scena politica ateniese: era Alcibiade, appartenente alla nobile famiglia degli Alcmeonidi, che venne eletto, per l’anno 417 / 416, stratega con Nicia, l’estensore del trattato di pace del 421.

Gli anni seguenti furono caratterizzati da una serie di provocazioni ateniesi contro Sparta. Nel 416 a.C., Atene diede pubblica dimostrazione del lato violento della sua politica imperialistica. A farne le spese fu la piccola isola di Melo. Si trattava di una colonia spartana che, però, era rimasta fino a quel momento neutrale. Gli Ateniesi pretesero che i Melii si schierassero dalla loro parte e contro la madrepatria e, al fermo diniego dell’isola, reagirono conquistando la città e massacrandone gran parte degli abitanti.

 

La spedizione in Sicilia (415 – 413)

 

In Sicilia erano scoppiati dei contrasti tra Siracusa, città alleata di Sparta e Lentini, alleata di Atene, da un lato, e tra la filospartana Selinunte e la filoateniese Segesta.

 

Proprio questa città rivolse una richiesta di aiuto ad Atene che l’ecclesìa ateniese subito accolse, dietro consiglio di Alcibiade. Questi, infatti, riteneva politicamente opportuno inserirsi nelle controversie tra le città siciliane, sia per avere, a breve termine, gioco più facile nell’infliggere a Sparta la definitiva sconfitta, sia, in una prospettiva a medio e a lungo termine, per fare della Sicilia conquistata un avamposto per il controllo del Mediterraneo e delle coste dell’Africa, dopo un’eventuale vittoria contro Cartagine.

 

Nicia e i moderati cercarono di opporsi, ma, come si è detto, l’ecclesìa decise di avallare la spedizione in Sicilia, affidandone il comando ad Alcibiade, Lamaco e Nicia. Tutto era pronto, nell’estate del 415, per la partenza della flotta in Sicilia, quando un grave scandalo colpì la città, ma in particolar modo Alcibiade. La notte precedente la partenza della flotta dal Pireo, infatti, si verificò la mutilazione delle Erme, le statue consacrate al dio Ermes, poste agli incroci delle strade ateniesi. La flotta partì ugualmente, ma Alcibiade, accusato di questo sacrilegio dai suoi avversari politici, fu richiamato in patria ed invitato a discolparsi in presenza dei giudici. Temendo un’eventuale condanna, egli si rifugiò, con un clamoroso, ma forse inevitabile, voltafaccia, a Sparta, dove consigliò agli Spartani di inviare truppe in Sicilia contro gli Ateniesi, indicando anche i punti deboli dell’esercito ateniese.

 

Lo scandalo delle Erme non solo privò Atene del suo generale più valente, ma ebbe, come conseguenza ben più grave, il cambiamento improvviso ed imprevisto delle sorti del conflitto in Sicilia.

Difatti, era ormai il 414 a.C. e, sia pur lentamente, le forze ateniesi guidate da Nicia stavano prendendo il sopravvento nella città siracusana. Anzi, le trattative già avviate tra Siracusa ed Atene sembravano attestare che le sorti della colonia spartana fossero già segnate, quando un corpo di spedizione lacedemone, guidato da Gilippo, giunse in soccorso della città assediata dagli Ateniesi, causando loro gravissime perdite. In seguito, lo stesso Nicia cercò di fuggire, abbandonando l’assedio di Siracusa, ma fu intercettato, insieme al generale Demostene (inviato con dei rinforzi a sostegno degli Ateniesi) e con l’esercito ateniese.

 

Nicia e Demostene furono decapitati, i soldati ateniesi rimasti ancora vivi, furono rinchiusi nelle Latomìe, le cave di pietra siracusane utilizzate come prigione, e qui vennero lasciati morire di stenti.

 

 

Terza fase: 413 – 404, la guerra deceleica

 

La rovinosa disfatta di Atene in Sicilia determinò una svolta decisiva per le sorti più generali del conflitto. Sparta, che ormai si avvaleva della preziosa collaborazione di Alcibiade, assediò la località attica di Decelea, un po’ più a Nord di Atene, punto nevralgico per l’arrivo dei rifornimenti e dei rinforzi dal Mare Egeo. Contemporaneamente, Atene dovette assistere alla defezione dalla sua lega di molte città alleate, ormai decise ad allearsi con Sparta.

 

Intanto, nel 411 si ebbero due importanti avvenimenti:

 

        il colpo di Stato oligarchico ad Atene, capeggiato da Antifonte, Pisandro, Frìnico, Teràmene e Crizia, che abolì la costituzione democratica, affidando il governo della città ad un ristretto consiglio di quattrocento persone (definito, appunto, il Consiglio dei Quattrocento)

        l’entrata in scena, nel conflitto, della Persia che, alleandosi con Sparta in funzione antiateniese, sperava di riconquistare le città greche della costa ionica perse nel 480 e nei due anni successivi. L’intervento persiano fece pendere in modo decisivo il piatto della bilancia a favore di Sparta.

 

Il regime oligarchico dei Quattrocento fu deposto, nel 410, dal democratico Trasibulo, mentre, nel 408 – 407, riappacificatosi con la sua città, Alcibiade tornò in Atene, dove fu proclamato strathgoV autokratwr (strategòs autokràtor, cioè stratego con pieni poteri). Tuttavia, il ritorno dell’Alcmeonide non sortì per Atene i risultati sperati: difatti, nella primavera del 407, gli Ateniesi vennero sconfitti dallo spartano Lisandro presso Notion, sulla costa ionica, a nord di Samo. Alcibiade, colpito anche personalmente dalla sconfitta, si ritirò in alcuni suoi possedimenti nel Chersoneso Tracico e, in seguito, fu assassinato.

 

Il 406 fu per Atene un anno importante: infatti, gli Ateniesi sconfissero, nella battaglia navale delle Arginuse (isole poste davanti all’isola di Lesbo), gli Spartani. Tuttavia, gli strateghi ateniesi, non poterono, a causa delle cattive condizioni del mare, recuperare i soldati ateniesi naufraghi e, pertanto, tornati in patria, furono quasi tutti posti sotto processo e giustiziati.

 

Il risultato fu che Atene si privò, in tal modo, dei migliori strateghi che avesse mai avuto da alcuni anni a questa parte e, pertanto, quello stesso esito vittorioso della battaglia, che avrebbe potuto segnare una nuova svolta nel conflitto a favore di Atene, fu drammaticamente compromesso da quell’atto di giustizia sommaria.

 

Così, indebolita dai conflitti intestini e dalla mancanza di viveri e di rinforzi, a seguito dell’assedio di Decelea, Atene fu definitivamente sconfitta, nel 405, nella battaglia navale di Egospotami, sulla costa del Chersoneso Tracico. Sparta, ormai controllava tutto l’Egeo ed il blocco di Decelea continuava ad affamare la popolazione ateniese, fin quando, nel 404, Atene dovette arrendersi alla nuova città egemone del mondo greco, accettando durissime, anche se non insostenibili, condizioni di pace. Queste prevedevano l’abbattimento delle mura che collegavano Atene al Pireo, la rinuncia alla flotta ed all’egemonia, la consegna di tutta la flotta ad eccezione di dodici navi, l’abolizione della costituzione democratica (che, in effetti, fu sostituita dal governo fantoccio dei Trenta Tiranni), la subalternità di Atene a Sparta sancita dall’accettazione di un’alleanza offensiva e difensiva con Sparta.

 

In realtà, Tebe ed altre città della Beozia avrebbero voluto la distruzione completa della città, ma Sparta preferì evitare questo trattamento alla sua eterna rivale anche per evitare che, annientata completamente Atene, Tebe avrebbe potuto rafforzarsi in modo eccessivo ai danni dei Lacedemoni.

 

Cronologia della guerra del Peloponneso (comprensiva degli antefatti)

 

        433: alleanza tra Atene e Corcira

        432: ribellione di Potidea e intervento ateniese

        432/431: decreto ateniese contro Megara

        431/404: guerra del Peloponneso

        431/421: prima fase della guerra

        431: nel mese di maggio l’esercito peloponnesiaco, guidato da Archìdamo, invade l’Attica, assediandola per un mese

        430: nuova invasione peloponnesiaca dell’Attica; inizio della peste ad Atene

        429: morte di Pericle

        428: nuova invasione dell’Attica

        427: capitolazione, nella primavera, di Mitilene e, nell’estate, di Platea

        425: nuova invasione dell’Attica; spedizione di Demostene a Pilo; cattura del contingente spartano a Sfacteria

        422: battaglia di Anfipoli: morte di Cleone e di Bràsida

        421: Pace di Nicia

        420 – 417: Alcibiade irrompe nella scena politica ateniese

        417: ostracismo di Iperbolo

        416: spedizione ateniese contro Melo

        415/413: spedizione ateniese in Sicilia (guidata da Nicia, Lamaco e Alcibiade e preceduta dall’evento della mutilazione delle Erme)

        414: assedio ateniese di Siracusa; intervento dello spartano Gilippo

        413: blocco di Decelea

        411: golpe oligarchico in Atene; intervento della Persia a sostegno di Sparta

        408: ritorno di Alcibiade in Atene

        407: sconfitta di Atene presso Notion, Alcibiade esce dalla scena politica

        406: vittoria ateniese presso le isole Arginuse; processo agli strateghi vincitori

        405: battaglia di Egospotami: gli Ateniesi vengono definitivamente sconfitti dallo spartano Lisandro

        404: (primavera): Atene si arrende a Sparte, accettando dure, ma non disastrose, condizioni di pace

        404: (giugno / dicembre): governo dei Trenta Tiranni

        403: reintroduzione della democrazia ad opera degli esuli ateniesi guidati da Trasibulo

 

 

 
 
 
 
 

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