VICTOR JARA: CANTORE DELLA LIBERTA’ CONTRO LA DITTATURA

VICTOR  JARA morto in difesa della libertà.

Spesso l’arte e la cultura vengono usate come baluardo per la difesa dei diritti umani.

Così è stato nella situazione di VICTOR LIDIO JARA MARTINEZ, vissuto in Cile tra il 28 settembre del 1932 ed il 16 settembre del 1973.

La sua era una famiglia di umili origini, una famiglia contadina, ma Jara divenne ben presto un punto di riferimento nazionale, e non solo, delle battaglie per la difesa dei diritti umani.

Oltre che musicista e cantautore, Jara era anche un regista teatrale. Nel 1970 si impegna attivamente nella campagna elettorale al fianco della formazione politica di sinistra UNIDAD POPULAR, portata da Salvador Allende alla vittoria alle elezioni politiche generali.

Ma Victor Jara pagò con la vita la sua militanza ed il suo impegno civile.

La presenza di un governo democratico e, soprattutto, socialista nel continente americano infastidiva non poco gli Stati Uniti d’America, che non tardarono a favorire un efficiente colpo di Stato fascista e, con esso,  l’ascesa al potere del generale Pinochet, uno dei più spietati dittatori che la storia del Novecento ricordi. E così, una grande superpotenza, che ancora oggi si vanta e si gloria della maestosa bellezza  della sua Statua della Libertà, non esitava a favorire la repressione della libertà e dei diritti civili in altri Paesi che non fossero guidati da governi amici e da governi fantoccio.

Si giunse, in tal modo, al golpe dell’11 settembre (una data che poi, dopo diversi anni gli Usa avrebbero purtroppo ricordato per altri tragici motivi) del 1973.

Appoggiato dalla C.I.A. e da Nixon, acerrimo nemico di Allende, Augusto Pinochet organizzò un colpo di Stato, avvalendosi di aerei da combattimento HAWKER HUNTER.

La repressione, la cattura, le torture e le uccisioni di molti esponenti politici e di semplici cittadini che si opponevano al generale golpista durarono molti anni ed hanno mietuto un numero assai alto di vittime.

Tra queste vittime, dunque, vi fu anche Victor Jara. Egli fu prelevato all’Università di Santiago del Cile, arrestato, assieme a molti docenti e studenti, e condotto nell’ Estadio Chile, trasformato per l’occasione in un vero e proprio campo di concentramento.

Secondo alcune testimonianze, Victor Jara fu torturato a lungo, gli furono fracassate le mani, ree di aver composto canzoni per la libertà, con i calci delle pistole e, infine, fu ucciso colpi di proiettile.

Questo è il racconto della moglie, Sara Jara (in riferimento al momento del riconoscimento del corpo del marito): “Siamo saliti al secondo piano, dove erano gli uffici amministrativi e, in un lungo corridoio, ho trovato il corpo di Victor in una fila di una settantina di cadaveri. Per la maggior parte erano giovani e tutti mostravano segni di violenze e di ferite da proiettile. Quello di Victor era il più contorto. Aveva i pantaloni attorcigliati alle caviglie, la camicia rimboccata (…..), le mani pendevano con una strana angolatura e distorte; la testa era piena di sangue e di ematomi. Aveva (però) un’espressione di enorme sfida e gli occhi aperti”.

Riporto qui una delle sue canzoni, tradotte in italiano

il titolo è “ESTADIO CHILE” e fa riferimento al momento del suo arresto e della sua detenzione nello stadio cileno

Versione italiana di Riccardo Venturi (2002)

ESTADIO DE CHILE

Siamo in cinquemila, qui,
In questa piccola parte della città.
Siamo in cinquemila.
Quanti siamo, in totale,
Nelle città di tutto il paese?
Solo qui
Diecimila mani che seminano
E fanno marciare le fabbriche.
Quanta umanità
In preda alla fame, al freddo, alla paura, al dolore,
Alla pressione morale, al terrore, alla pazzia.

Sei dei nostri si son perdi
Nello spazio stellare.
Uno morto, uno colpito come non avevo mai creduto
Si potesse colpire un essere umano.
Gli altri quattro hanno voluto togliersi
Tutte le paure
Uno saltando nel vuoto,
Un altro sbattendosi la testa contro un muro,
Ma tutti con lo sguardo fisso alla morte.
Che spavento fa il volto del fascismo!
Portano a termine i loro piani con precisione professionale
E non gl’importa di nulla.
Il sangue, per loro, son medaglie.
La strage è un atto di eroismo.
È questo il mondo che hai creato, mio Dio?
Per tutto questo i tuoi sette giorni di riposo e di lavoro?
Tra queste quattro mura c’è solo un numero
Che non aumenta.
Che, lentamente, vorrà ancor più la morte.

Ma all’improvviso mi colpisce la coscienza
E vedo questa marea muta
E vedo il pulsare delle macchine
E i militari che mostrano il loro volto di matrona
Pieno di dolcezza.
E il Messico, Cuba e il mondo?
Che urlino questa ignominia!
Siamo diecimila mani
In meno che producono.
Quanti saremo in tutta la patria?
Il sangue del Compagno Presidente
Colpisce più forte che le bombe e le mitraglia.
Così colpirà di nuovo il nostro pugno.

Canto, che cattivo sapore hai
Quando devo cantar la paura.
Paura come quella che vivo,
Come quella che muoio, paura.
Di vedermi fra tanti e tanti
momenti di infinito
in cui il silenzio e il grido
sono i fini di questo canto.
Ciò che ho sentito e che sento
Farà sbocciare il momento.

Avvenimenti di questo genere devono farci sempre meditare sul fatto che la conquista della libertà e della democrazia non è mai un qualcosa di definitivo e di stabile. Al contario, bisogna stare sempre in guardia e difendere anche con i denti questo baluardo fondamentale della vita umana da tutti i possibili attacchi.

Victor Jara è morto, ucciso dai militari cileni prezzolati da Pinochet, ma il suo impegno e la sua lotta in difesa della libertà vivono ancora attraverso le sue parole e le sue canzoni.

 

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