TRADUZIONE DELLE VERSIONI DI LATINO

SALVE A TUTTI,

INSERISCO IN QUESTO POST LE TRADUZIONI DELLE VERSIONI

ENTRO DOMANI INSERIRO’ ANCHE I ….. VOTI  SUI  VOSTRI FOGLI!!!

 

VERSIONE:

FILIPPO DI MACEDONIA E ALESSANDRO IL GRANDE: VIZI  E  VIRTU’ A CONFRONTO

 

Filippo, signore della Macedonia, era considerato un uomo amante egualmente di armi e di convivi: preparava frequentemente banchetti sontuosi, ma consumava quasi tutta la sua ricchezza in  preparativi militari. Era dotato di un’ indole falsa: infatti, amava la pietà e la perfidia  in egual misura, (ed) era considerato, allo stesso tempo, amico e traditore. Pertanto, coltivava le amicizie non per affetto, ma per il proprio interesse, soleva fingere amicizia nell’inimicizia, fomentava dapprima rancori tra amici, poi, in qualità di "paciere" (arbitro), li placava. Il suo straordinario eloquio, ricco di acutezza e di perizia, viene spesso esaltato dagli storici: le parole che egli scaltramente sceglieva con straordinaria abilità e che ricordava con prodigiosa memoria, apparivano sincere e leali anche ai nemici. Invece, Alessandro,  il figlio di Filippo, trattava apertamente e senza infingimenti i contrasti, non sapeva dissimulare la collera. Era troppo avido di vino, come Filippo, ma mostrava un difetto differente: Filippo si allontanava di buon grado dal banchetto, affrontava gli scontri e sosteneva i pericoli senza esitare, Alessandro, invece, spesso si scagliava nei banchetti contro gli amici: per una piccola offesa era solito punire, qualche volta anche uccidere, un amico. Perciò, come Filippo governava con gli amici ed era amato dagli amici, così Alessandro esercitava il potere (contro gli) sugli amici ed era temuto dagli amici.

 

                        ____________

Versione

L’antica terra del Lazio e la nascita dell’agricoltura

 

Anticamente i primi abitanti del Lazio erano i fauni e le ninfe, dei e dee dei boschi. I fauni avevano natura sia caprina che (di uomo) umana, abitavano e dominavano boschi ombrosi e prati verdeggianti. Le ninfe, invece, (avevano dimora) dimoravano non solo nelle limpide acque, ma anche  sulla terra, nei boschi sacri e nei tronchi dei vecchi olmi e presso gli alti faggi. Nelle terre vivevano anche i nativi del luogo, uomini agresti nati dalla "dura corteccia degli alberi": lieti trascorrevano la vita senza preoccupazioni e non si dedicavano all’agricoltura, poiché la natura, provvida, nutriva gli abitanti con ghiande o frutti o con bacche selvatiche, offriva capanne di fortuna, allontanava il pericolo delle fiere. Ma, un tempo,  Saturno, signore degli dei, poiché combatte contro i figli e viene sconfitto, perde il potere e viene scacciato dall’Olimpo, vaga attraverso le terre e giunge nel Lazio. Qui riunisce gli abitanti del posto, dispersi per i gioghi montani, insegna (loro) a seminare frumento e orzo, a coltivare i campi e a piantare le viti. Così la selvatica vita degli abitanti viene resa civile (mitigata) dall’operosità e dall’abilità e gli animi degli uomini sono rinvigoriti da un’assidua pratica dell’agricoltura (oppure: da passione per…). Dopo Saturno, ottengono il regno del Lazio dapprima il pio Evandro, poi Fauno e Latino, il figlio di Fauno: da Latino, come è narrato dai poeti, vengono fondate Alatri, Alba, Ariccia, Ameria, Anagni, città antichissime. (Sotto) durante il regno di Latino approda sulle coste del Lazio Enea, uomo forte in guerra e devoto verso gli dei, profugo da Troia,  con una piccola schiera di valorosi Troiani e con il suo unico figlio Iulo.

 

 

 

3 pensieri su “TRADUZIONE DELLE VERSIONI DI LATINO

  1. Enea non approda sulle coste del Lazio, ma sbarca con trenta navi da guerra come un invasore, altro che profugo………Basta tradurre l’Eneide in maniera ideologica non è quello che ha scritto Virgilio.
    cordiali saluti

    • Il testo qui proposto è la traduzione di un brano di versione per il ginnasio, non dell’Eneide di Virgilio.

      Il testo latino relativo alla traduzione qui proposta, nel passo specifico, è:

      “Sub Latini imperio Aeneas, vir in bello strenuus et erga deos pius, Troia profugus cum exigua strenuorum Troiugenum turba unoque filio Iulo in Latii oras appellit”.

      Il termine latino “profugus” significa “profugo” e non “invasore”. Inoltre, l’espressione “cum exigua strenuorum Troiugenum turba” non può significare “con trenta navi da guerra” !!

      Si può discutere sul personaggio di Enea, sul significato che a tale figura può aver dato Virgilio, come anche, più in generale, sull’imperialismo romano. Però, questo brano (che, ripeto, non è tratto dall’Eneide di Virgilio) non parla di un Enea invasore e di trenta navi da guerra. A meno che, non vogliamo darne una lettura ideologica!!

      Cordiali saluti anche da parte mia!

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